Focus: Zach Randolph

Finalmente la NBA si sta accorgendo dell'esistenza di Zach Randolph…

Il Draft 2001 lo portò nella NBA per quello che era, ovvero un ragazzone che, forse prematuramente, abbandonava il college dopo un solo anno – con annesse Final Four – per cimentarsi con il professionismo.

Zach Randolph venne scelto alla diciannovesima chiamata, e, almeno stando alle cifre che racimolò nel suo primo biennio, non fu propriamente "The Steal of the Draft".

Qualche anno più tardi, alle porte del decennio, apprendiamo di un Zach Randolph a 20.9 ppg e 11.4 ppg, rispettivamente 12° e 6° nelle apposite graduatorie della Lega. Ma se questi dati, uniti ad una carriera da 17 + 8.6, rappresentano una rivincita, questa è assai parziale ed altrettanto magra per l'ala grande da Michigan State.

Ormai divenuto un omone, da sempre legato al numero 50, è un 2.06, all'occorrenza riadattabile da pivot, che basa il proprio gioco sulla dirompenza fisica sotto canestro.

Ciò non è bastato – e tuttora non basta – a farne un giocatore rispettato, se non a tratti, "bistrattato" nel panorama NBA. Ed è infatti proprio "narrativamente" che il caso di Zach Randolph diventa curiosissimo. Non isolato, come vedremo.

Tutto ruota attorno al raffronto tra cifre del singolo e apparizioni ai playoff; è sottesa la classica definizione di "perdente" o di "non vincente"; è il paradosso di un cestista da 20+10 di media, che in sostanza non sa cosa sia la post-season.

Forse non sarà  un atleta come Nash, Billups o Garnett, la cui militanza in un team coincide costantemente con una stagione di vertice, tuttavia l'impatto di Zach Randolph non può essere messo in discussione.

Un solo dato: al gennaio 2010 è il quarto per doppie doppie nella Lega; qualche giorno fa ha ammutolito i Magic con un a prestazione da 23 punti, 19 rimbalzi, 3 assist in 40 minuti. Giusto per fare un esempio.

Ma per meglio valutare cosa Randolph "avrebbe potuto fare" in carriera, sarà  bene esaminarne i passi fondamentali.

Gli esordi

Come detto, quando Randolph cercò il salto, trascorse due anni di purgatorio, con un impiego assai modesto. Sono, tuttavia, le sole due occasioni che Randolph ha avuto di sperimentare qualcosa di diverso dalla regular season :

2001 – '02 Portland
Il pubblico dei TrailBlazers era, al tempo, abituato benissimo: appena orfani di Steve Smith e Stacey Augmon, giocatori storici e uomini-franchigia, ma legati all'epoca post-Drexler, piena di delusioni, ora i Blazers potevano contare su Strickland, Sabonis, Schrempf, Pippen, Kerr, Kemp, Dale Davis. Guardando soprattutto a questi ultimi due nomi, che minutaggio avrebbe mai potuto totalizzare la matricola Randolph? Meno di sei giri di lancette ogni sera, in effetti: 2.8 ppg, 1.7 rpg.

2002 - '03 Portland
Il roster era sostanzialmente uguale a quello dell'annata precedente, ma il ventunenne Zach, da sophmore, iniziò ad essere maggiormente considerato all'interno della rotazione. Raddoppiò le gare giocate (da 41 a 77) e triplicò i minuti (da 5,8 a 16,9), stanziandosi su medie da 8.5 ppg e 4.5 rpg.

La consacrazione

L'esplosione di Randolph coincise con lo smembramento e l'effettivo indebolimento di quei Blazers che ad Ovest avevano rappresentato per un breve periodo gli anti-Lakers più credibili, ovviamente prescindendo dai San Antonio Spurs. Con una mossa lungimirante, la dirigenza si assunse il rischio di "riplasmare" Portland proprio su Zach Randolph:

2003 - '07 Portland
Furono quattro annate semi-disastrose per la squadra, ma dense di soddisfazioni individuali. Il Team aveva, oltre a Zach, tale Darius Miles come nome di punta, destinato ad incerta fortuna.

Ma, a parte la triste storia cestistica di Miles, furono anni di scelte errate.
Arrivavano a Portland veterani a fine carriera: dal mitico Nick Van Exel ai "tiratori" Voshon Lenard, Tracy Murray, passando per Wesley Person.
Arrivavano a Portland personaggi imbarazzanti: citando a caso, potremmo ricordare Qyntel Woods, Stepania, Seung-Jin.

Se pensiamo ai Blazers di Brandon Roy, risulta chiaro come le operazioni di allora abbiano portato al team attuale.

Randolph, dalla sua, si prese carico degli oneri vincendo subito il Most Improved Player 2004, e facendo segnare più di 20 punti e 10 rimbalzi a partita.

Forse deluse un po' le aspettative tra 2004 e 2006, ma furono pur sempre anni da 18.5 ppg , 8.8 rpg. , conditi da 1.9 apg (facendo la media tra le due annate). Si consideri inoltre che in quel biennio Randolph giocò solo 120 gare (di cui 108 in quintetto), a causa di alcuni problemi fisici.

Ma proprio nella stagione 2005-'06, ebbe inizio un nuovo sorprendente capitolo della saga randolphiana. Spuntò, come dato insistente, la voce tiro da 3…

Zach, che nei suoi primi quattro anni, aveva totalizzato dalla lunga appena 1/16, senza nemmeno mai provarla nell'anno da rookie, cominciò a "testarsi" in questa specialità  fino ad allora ignota. Certo, non divenne mai uno specialista né un cecchino, ma aggiunse un nuovo numero al proprio repertorio da power forward: sfiorò il 30% allora e anche l'anno seguente. 2006-'07 che fu, per altro, l'ultima stagione di Randolph in maglia Blazers.

E il giocatore, quasi ne fosse consapevole, inanellò prestazioni al di sopra di ogni aspettativa, arrestandosi solo a 23.6 ppg e 10.1 rpg in 35 minuti totali. In quel momento, Randolph fu indubitabilmente tra le migliori ali forti della Western e dell'intera NBA. Meglio dei vari Dale Davis e Shawn Kemp che gli rubavano il posto da ragazzino, meglio persino di quel Brian Grant che nella Western di fine millennio se la batteva alla pari con Karl Malone.

Il girovagare

Ora che i suddetti "Blazers di Brandon Roy" (e di tanti altri) si stanno affermando quale franchigia tra le più temibili d'Occidente, è ancora più doloroso vederne estromesso l'ex-simbolo Randolph. Zach si è visto sempre al centro di trade, sempre ceduto al miglior offerente dopo un breve periodo di tempo.

2007- '08 New York
Forse la stagione peggiore dagli esordi. Non tanto per Randolph, saldo comunque a 17.6 ppg e 10.3 rpg, quanto per il team. Erano i Knicks di Marbury, già  zeppi di problemi che forse neppure ora hanno trovato una risoluzione, spesso coincidenti con l'umore del loro playmaker titolare. E per Randolph non poteva passare una rivoluzione. Una curiosità : i Knicks sono il team in cui Zach ha fatto registrare le migliori performance in fatto di recuperi: 0.9 nel 2008, e 1.2 nelle poche gare dell'anno seguente.

2008- '09 New York / L.A. Clippers
Ai Clippers forse devono davvero rimpiangerlo. Tra Camby e Davis, Zach rappresentava un micidiale valore aggiunto, ma nonostante una bellissima metà  di stagione, i playoff non arrivarono. Inoltre, la curiosità  legata ai Clippers riguarda altri due career high di Randolph: 34% da 3, e 2.3 apg. A questi Clippers, in questa Western, avrebbe fatto comodo.

Fino al 2009, la carriera di Randolph è stata una perfetta unione di prestazioni individuali molto buone e di pessime prove di squadra. In ogni team, Randolph è stato centrale, giocando sempre tra i 30 e i 40 minuti, ed ha uno score da 20 + 10 a stagione, esclusi gli esordi. Non sarà  forse lecito pensare che Randolph abbia sempre avuto attorno squadre più o meno mediocri?

Per quale motivo ha totalizzato, ai playoff, 8 presenze (un trilione la prima volta + sette gare la seconda) in 9 anni di carriera?

Si aggiunga che non è mai comparso alla Partita delle stelle, e che è sempre stato oggetto di trade (quest'anno, finalmente, è tra i convocati della Western).

Ma, di pari passo, abbiamo visto in "quali" situazioni di squadra si sia trovato, e quanto queste siano state molto spesso infelici. Per tentare di rendere questa una spiegazione e non un alibi, occorrerà  esaminare l'ultima tappa del "girovagare" di Zach:

2009-'10 Memphis
Non ha proprio un ruolo da chioccia, ma il rispetto che si deve a un esperto.
Sulla "gioventù" di questi Grizzlies si è gia detto molto, me compreso, anche se rispetto alla Preview che curai quest'estate c'è da considerare un elemento significativo: i Grizzlies sono nettamente in corsa per i playoff, e si giocano settima e ottava piazza con New Orleans, Houston, Phoenix ed Oklahoma (guarda caso, Clippers primi degli esclusi).

Hanno un record di 25-19, e sono di ben altro spessore rispetto allo scorso campionato.
Quello che è successo ad Iverson, disamorato e quasi nocivo per i ragazzi di Memphis, non pare succederà  a Randolph: potrà  anche essere, talvolta, il prototipo di leader che richiede attenzioni entro una rotazione costruita attorno a sé, ma questi Grizzlies paiono l'ambiente ideale per Zach.

Con i vari Gay, Gasol e Mayo, condivide non solo il campo, ma anche la voglia di approdare in post-season. E questo gruppo fa pensare a quello di Hubie Brown: un mix di giovani esplosivi e di "maturi" motivati. Che i playoff li raggiunse.

Sospendendo il giudizio su Randolph (ma a fine stagione saremo liberi di aggredirlo, in caso lo meriti), importa rilevare che la redenzione definitiva passa proprio per quest'anno (ripetiamo: 20.9 e 11.4).

Abbiamo, per altro, visto il nuovo career high di rimbalzi: 24, in una gara casalinga contro Denver del 20 dicembre. Insomma: a metà  della sua nona stagione, Zaccaria è vicino ai 10 mila punti e ai 5 mila rimbalzi.

Un piccolo sguardo anche al coach: Randolph è essenziale per Lionel Hollins, la cui intenzione pare quella di terminare nel migliore dei modi la sua prima vera esperienza da capo allenatore.
Dunque non una, ma ben due redenzioni in ballo.

Per chiudere, alcune statistiche ben auguranti.
Si tenga presente che Randolph, al momento, condivide in questa classifica la stessa posizione di un Adonal Foyle, ai Magic fino al 2009, anch'egli fermo a quota 8.

– Mitch Richmond: 14 stagioni, più di 20 mila punti, un anello coi Lakers, una volta MVP dell'All-Star Game. 23 partite di playoff in carriera.

– Shareef Abdur Rahim- per un periodo ai Blazers con Randolph, 12 stagioni, 15 mila punti, 6 mila rimbalzi, All-Star. 6 partite di playoff in carriera.

– Tom Van Arsdale: una leggenda. 12 stagioni, 14 mila punti, per tre volte All-Star. 0 partite di playoff in carriera…

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