La migrazione dei dinosauri

Altro che Kakà -Cristiano Ronaldo…

Signor Nostradamus, mi faccia gentilmente spazio!

Odio le autocitazioni (balle, mi piacciono un sacco….) quindi recupero un paio di Kicchi di riso da un pezzo scritto nello scorso febbraio.

Mi prendo la liberta' di avvisarvi quando Lebron James diventera', anche per il mio stomaco, il piu' forte giocatore di questa lega. Per oggi io resto con Monna Lisa.

Ammetto che mi e' andata di lusso. I Cavs, pronti per giocarsela contro le corazzate biancoverdi e gialloviola, sono stati affondati dai missili a lunghissima gittata targati Magic, nella quale spiccavano un turco sinistramente decisivo negli ultimi 5 minuti di gara ed un Rashard che ci ha gentilmente spiegato, dollaro per dollaro, le causali del bonifico a suo favore. Il resto lo ha messo Gozzillino Howard pulendo i vetri meglio del Panno Magico.

Ma i Magic sono arrivati al gran ballo con la testa leggera (anche troppo) e i piedi gonfi.
Persa l'occasionissima di gara 2, la mongolfiera si e' sgonfiata piu' per la disabitudine a certe quote che per mancanze tecniche; il tutto nonostante un Kobe da manuale Cencelli (palla a te, palla a te, palla a te, adesso tiro io….) ma con i violini 2, 3 e 4 (Pau, Odom e Ariza) in versione superlusso.

Kobe si e' tolto lo scimmione dalla testa, adesso potra' “invecchiare” sereno: ma non siamo autorizzati a scrivere la parola “sazio”. Avra' anche il nome di una bistecca, ma e' piu' facile saziare Obelix che il figlio del neo coach di Rieti.

Ma Shaq che apre il contropiede a Lebron sarebbe stata una delle cose piu' eccitanti da vedere in TV, escludendo protagoniste femminili

Et voila! Se tecnicamente ci sono clamorosi dubbi (il reparto lunghi dell'Ohio e piu' statico della Diga di Assuan, e non stiamo parlando dell'acqua), mediaticamente siamo a “Mourihno vice di Phil Jackson sulla panchina del Real Madrid”, ovvero orgasmi in serie per chiunque scrive su una tastiera e campa di pezzi giornalistici.

Come sapete, ho sacro timore a puntare anche simboliche fiches contro Gozzillone. Devo pero' dire che siamo a 37 anni (38 a marzo), il fisico e' leggermente diverso da quello di Pippo Inzaghi (diciamo un Bobone Vieri infinitamente piu' loquace e simpatico), e i minuti d'impiego saranno una ventina o poco piu'.

Inoltre, per quanto i buoni propositi (“faro' il fratello maggiore di LBJ”) hanno gia' decorato le dichiarazioni, e' da vedere come Aristotele si adattera' ad una realta' nella quale il 23 si muove come Luigi XIV a Versailles, prima che le brioches andassero di traverso e il problema si risolvesse con netti tagli (uno scenario che potrebbe prefigurarsi nel 2010, patiboli a parte, ovviamente).

Orbene, ci eravamo rassegnati ad un'estate di pigra attesa, aspettando il delirio della prossima, quando sembra che molti big utilizzeranno le imprese di traslochi. E invece si son mossi parecchi nomi pesanti, magari veterani con un kilometraggio robusto, ma di sicura presa, quantomeno mediatica.

Noblesse oblige, si comincia con i campioni.
Ai Lakers, con ancora le bollicine del Dom Perignon addosso, sono scoppiate rapidamente le grane dei rinnovi di Odom e Ariza.

Il primo, dopo un'estenuante partita di poker, ha ottenuto un lucroso rinnovo, mentre il secondo e' andato a far cassa a Houston, dove, oltre ai dollari, trovera' un reparto ortopedia di primo livello, tra piedoni cinesi da riparare e ginocchia e schiena di divi dormienti da risitemare. Economicamente plausibile, tecnicamente incomprensibile. Ma Ariza avrà  pensato che, dopo la medaglia sul petto, valeva la pena sistemare la vecchiaia.

Ai Lakers non e' uscita neanche una lacrima, giacche' si sono assicurati i rispettabili servigi di tale Artest Ron, antica sentinella chicagoana, titolare di gigantica scazzottata con gli amici di Detroit, ed in generale talento fisico accoppiato a neurone piu' solitario della particella di sodio di nota acqua minerale.

Questo sapevamo 6 mesi fa: senonche', l'irrefrenabile Ron si e' reso protagonista di una memorabile cavalcata ad Houston proprio nel momento in cui i due purosangue sono caduti all'oxer, vittime dei loro cronici guai fisici.

E adesso ci resta il dubbio se Artest sara' la miccia che fara' detonare Hollywood, oppure se sara' la riedizione di Rodman a Chicago, con il titolo che si assegna a Marzo per manifesta superiorita'.

Asterisco tecnico sul confronto appena accennato: Rodman era quello che era, ma per il gioco si muoveva come Einstein in mezzo alle formule. Diciamo che Artest potrebbe avere difficolta' con il triangolo, e non e' blasfemo prevedere qualche angolo ottuso.

Capitolo Celtics. Qui la facciamo rapida.
Se Garnett non ritorna a pieno regime, e' inutile inserire la franchigia in questioni che coinvolgano la tarda primavera del 2010.

Ma siccome c'e' la seria possibilita' di perdere anche Ciccio Davis (che, nonostante degli epici playoff, al momento prende 1200€ al mese, si paga la benzina dell'auto e deve mangiare all'autogrill perche' non ha ancora i buoni pasto), c'e' Powe in officina fino a febbraio, e di Mikkie Moore ne abbiamo pieni i trifogli, Ainge ha pensato bene di portare al Garden nientepopodimeno che Rasheed Wallace, ovvero il mentore di Kendrick Perkins, in quanto a pubbliche relazioni con i grigi.

Shaq a parte, sembra che il talento psicopatico sia di grande appeal nella Lega di Stern, e questo incuriosisce. Sheed e Perkins sono titolari di una cinquantina di tecnici a stagione, e la simpatia che i Celtics generano in ogniddove non potrà  che crescere…

Tecnicamente una frontline che abbia Wallace e Garnett sani e vogliosi (il secondo aggettivo e' dubitativo solo per il primo nome, visto che KG gioca da 20 anni in mimetica e coltello di Rambo tra i denti) e' complicata assai.

Bisogna vedere come si approccera' l'uomo con il ciuffo grigio, come si integrera' nell'ambiente, fermo restando che umanamente, Doc Rivers potrebbe addomesticare anche Erode e farlo giocare a Lego con il coro dell'Antoniano.

Inutile dire che la mossa mi piace. Mi piace assai meno l'idea di perdere Davis, e mi piace pochissimo l'uscita di Ainge che ha un po' destabilizzato la gia' inestricabile psiche di Rajon Rondo. Per me il bambino e' un fenomeno, completamente indecifrabile ma fenomeno. I Celtics senza di lui saranno anche piu' affidabili (affidabili con Rasheed?) ma difficilmente sono da corsa.

Nelle more e, per fortuna biancoverde, battenti bandiera Western Conference, si son mossi alla grandissima quei serpenti a sonagli degli Spurs.

Favolosa l'acquisizione di Jefferson, di potenziale impatto anche l'arrivo di Tonino McDyess, addirittura da inchiesta federale la presa in draft di Dejuan Blair alla posizione 144.000 (io di draft non capisco niente, ma un animale da rimbalzo del genere meritava maggior considerazione), e in generale la sensazione che si debba ancora inserirli nel novero delle pretendenti. Anche qui, come in altri casi, la parte del leone la faranno gli addetti a fasce, garze e risonanza magnetica. E ci metto anche un angolo di perfido sciovinismo ringraziando gli Speroni per aver richiamato al tagliando il signor Tony Parker sposato Longoria, levandocelo di torno nell'andata dell'additional Round degli Europei (bastera?)

Chiusura in salsa di pomodoro e basilico per parlare degli Italo-Raptors.
Un brindisi ai 50 Milioni vinti al Superenalotto dal Mago, e tante pacche sulle spalle al Belinelli, finalmente liberato dalle paturnie di coach Nelson. Staremo a vedere se potra' e vorra' diventare un giocatore di basket in un contesto sicuramente piu' favorevole, almeno all'inizio.

In generale, un sacco di soldi investiti su Turkoglu, e si vedra' se questo servira' a convincere Bosh a restare (ho grossi dubbi) oppure se quest'ultimo verra' ceduto in una qualche trade per evitare di salutarlo a valore zero.

Finale di stampo pedatorio.
Abbiamo appena assistito ad un'estate pirotenica, nella quale 3 dei primi 5 calciatori del mondo hanno cambiato parrocchia, accasandosi tutti in Spagna. Operazioni che hanno visto muovere un fiume di soldi, e che hanno spinto il presidente dell'UEFA a tirare fuori la questione del salary cap applicato al calcio.

A Michel Platini, che mi e' sempre stato simpatico (cosa rimarchevolissima per me, trattandosi di un francese juventino) dico che certe buone idee del sistema americano non possono essere prese da sole, se il resto del contesto non le sorregge.

Il Real Madrid (che negli States gioca al Madison Square Garden) puo' spendere tutti i soldi del mondo, se li ha o se trova qualcuno che glieli presta. E non e' pensabile che sia vincolato dal salary cap esattamente come il Getafe.

A meno che, e qui entriamo nel blasfemo, non si crei una Superlega Europea dove gioca solamente chi ha la copertura economica, ma a quel punto le Roy Michel puo' serenamente andare al parco e spalmare il Camembert sul pane, perche' la sua poltrona non conterebbe piu' del tradizionale piffero.

Statemi bene!

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