I Lakers all’ultimo respiro

Dammi il 5, Pau, la tua giocata difensiva è stata decisiva!

Dopo la conclusione di gara 1 in teoria ci si sarebbe potuti aspettare un dominio dei Lakers nella serie, più o meno una gita come quella che Giulio Cesare compì sul Mar Nero, dove, allorchè gli venne chiesto di comunicare al senato romano l''andamento della guerra contro l'ex alleato Farnace, rispose "Veni, vidi, vici".

25 punti di distacco, partita in discussione per meno della metà  della sua durata, un massacro difficile da ricordare in una finale.

Si poteva però credere che quella squadra debole e scoraggiata fosse quella che aveva eliminato in serie Sixers, Celtics e Cavaliers? Difficile.

E così in gara 2 la serie è cominciata davvero. Stan Van Gundy ha dimostrato ancora una volta di essere un grande allenatore, i suoi giocatori hanno dimostrato ancora una volta di essere il gruppo più sottovalutato dell'NBA ed hanno giocato una ottima partita, sia offensiva che difensiva. In difesa hanno continuato a forzare gli avversari a tirare in sospensione dalla media, tiri con un coefficiente di difficoltà  elevato, in attacco la circolazione di palla finalmente ha funzionato, portando tanti tiri relativamente agevoli a Turkoglu e Lewis.

Partita vera, dunque, ed i gialloviola hanno dovuto giocarla davvero fino in fondo, con coraggio e decisione, situazione in cui spesso hanno mostrato la corda, sia durante la stagione regolare che durante i play off.

Invece nel gioco a rimpiattino durato per tutta la partita, con una delle due squadre che a turno provava a scappare e l'altra pronta a rincorrere e scappare a sua volta, stavolta sono riusciti a prevalere.

In realtà  probabilmente si è visto nella sconfitta la grandezza ed ad un tempo la carenza di Stan Van Gundy rispetto a Phil Jackson. Negli ultimi istanti dell'ultimo quarto, sull'88 pari, SVG ha costruito due schemi fantastici che hanno portato due volte al tiro il rookie Courtney Lee.

Schemi sorprendenti, ben costruiti, con Kobe Bryant che aveva provato a chiudere su un tiro da tre punti ed era quindi in ritardo, ma la matricola, ovviamente non abituata a sfide simili, ha sbagliato in modo comprensibile, ma ha sbagliato due tiri molto più difficili di quanto sembrasse.

L'ultimo schema poi, una rimessa con pochi decimi da giocare, è stato sorprendente e notevole; la rimessa è stata effettuata da Turkoglu, ci sono stati una serie di blocchi apparentemente portati per liberare i tiratori, con Kobe che ha abboccato andando a pressare, Courtney Lee ha visto l'occasione ed ha tagliato decisamente verso il canestro, andando a ricevere un perfetto passaggio di Hedo.

Courtney ha saltato, preso il pallonetto al volo, preparandosi per l'appoggio, quando però si è trovato di fronte le lunghissime braccia di Pau Gasol che ha capito quanto stava succedendo ed è andato a chiudere con perfetto tempismo.

Lee è stato forse impaurito, ha tentato un appoggio timido ad aggirare il lungagnone spagnolo, ma la palla è finita sul ferro ed è uscita. Howard è stato pronto a ribadirla nella retina, ma il tempo era ormai scaduto.

Per conto suo Phil Jackson si era affidato ai soliti giochi a due per Bryant e Gasol, ottenendo i punti necessari per arrivare al supplementare, ma anche la stoppata di Turkoglu su un prevedibile tiro di Kobe all'ultimo secondo, subito prima dell'errore di Lee appena descritto.

Risultati simili? No, perchè prima di tutto erano i Lakers a rincorrere nei minuti finali, poi perchè ancora lo stesso tema tattico si è protratto nel supplementare, con schemi brillanti di Van Gundy che hanno portato a tiri relativamente agevoli un giocatore che ha fama di cecchino infallibile, ma non è certo un leader tecnico o emotivo della sua squadra, J.J. Redick, che ha sbagliato molto, mentre Phil Jackson si è ancora affidato a Bryant e Gasol, che hanno avuto la freddezza necessaria per portare a casa una partita fondamentale.

Chiaramente qui stiamo esasperando la situazione, i Magic hanno ben giocato, i Lakers in fase offensiva stavolta hanno avuto qualche pecca, in questo le idee di Van Gundy hanno avuto un peso importante, e probabilmente giocando in modo diverso i Magic oggi non sarebbero a giocarsi le finali, ma sarebbero in costume ed infradito di fronte a qualche maxischermo in una spiaggia della Florida.

Diciamo che si tratta dell'ultimo gradino necessario per diventare una squadra davvero vincente, che i Magic non hanno ancora compiuto, ma hanno dimostrato più volte di essere vicinissimi a compiere.

Tornando ai Lakers, cui questa analisi in teoria avrebbe dovuto essere dedicata, al netto dei voli pindarici finora effettuati, si può vedere quanto bene abbia fatto qualche lezioncina appresa nelle serie precedenti, specie quella combattutissima giocata contro i Rockets, e quanto lavoro abbiano svolto sia i giocatori che il coaching staff.

Alcune delle giocate decisive, come quella fondamentale chiusura sopra descritta, sono state compiute da Pau Gasol, che solo poco tempo fa era soprannominato "Gasoft", aveva parzialmente deluso nei play off dello scorso anno, aveva steccato la finale degli ultimi campionati europei, persi malamente in casa contro una Russia apparentemente più debole, spesso era sembrato timoroso nei momenti decisivi.

Stavolta abbiamo visto in campo non solo un giocatore deciso e convinto nei momenti importanti, ma un giocatore attento ed intelligente, con grandissima visione di gioco e la capacità  di effettuare sia in attacco che in difesa la giocata necessaria.

Lamar Odom, croce e delizia dei tifosi dei Lakers, considerato da molti un grande perdente, giocatore senza la forza caratteriale necessaria per superare le difficoltà , ha avuto qualche distrazione difensiva, ma nel complesso ha tenuto bene, e soprattutto si è preso tante responsabilità  in attacco, smazzando ottimi passaggi e prendendosi i suoi tiri.

Certo, l'ultimo tiro dal campo l'ha effettuato a metà  dell'ultimo quarto, però ora sarebbe ingiusto pretendere chissà  cosa. Diciamo che 19 punti realizzati con soli 9 tiri, conditi con 8 assist e una difesa più che buona sono lo specchio di una prestazione soddisfacente.

Che Kobe Bryant avrebbe giocato con la bava alla bocca era facile da immaginare, più difficile immaginare che di fronte ad una difesa più accorta avrebbe avuto la lucidità  di prendersi meno tiri e passarla di più, accontentandosi (si fa per dire) di 29 punti con 22 tiri, per lui una serata non eccelsa dal punto di vista realizzativo, ma smazzando 8 assist e passando la palla come un vero play aggiunto.

Certo, le 7 palle perse e l'errore difensivo che stava per permettere a Lee il canestro decisivo sono lo specchio di una partita buona, ma al di sotto del suo livello migliore, e Kobe ha avuto l'intelligenza di capirlo e di limitarsi, cosa che ad esempio contro i Rockets non sempre ha fatto. Altro che "inallenabile", come lo aveva descritto lo stesso Jackson in un suo libro, altro che egoista e mangiapalloni, questo giocatore è sempre più una guida ed un trascinatore per la sua squadra.

Note dunque lietissime dal "big three" dei Lakers, note apparentemente poco liete, ma solo apparentemente, dall'ex Magic Trevor Ariza, sempre più importante per i Lakers; avrà  parzialmente steccato in attacco, dove ha inciso poco, ma questo se giochi con quei tre è un difetto perdonabile; ha però effettuato la solita sontuosa partita difensiva. Merito suo se il Turkoglu strepitoso visto in campo non è stato sufficiente per trascinare i compagni alla vittoria.

Detto di una decorosissima partita di Derek Fisher, iniziano le dolenti note gialloviola. La panchina, quella panchina profonda e forte che a tratti era sembrata l'arma decisiva dei Lakers, una panchina dal rendimento altalenante che a volte stupisce positivamente a volte delude, stavolta è andata male.

Persino uno Shannon Brown in genere volitivo in circa 6 minuti di impiego ha totalizzato solamente un fallo, un Farmar che sembrava in ripresa ha stentato parecchio, un Walton decisivo in gara 1 è rimasto sulla spiaggia di Malibù, Vujacic più che una macchina per canestri è sembrato una macchina per sventolare asciugamani.

In quattro i rincalzi gialloviola hanno totalizzato 4 punti, tutti di Farmar, quattro rimbalzi e nessun assist. Deludente anche Andrew Bynum, che in gara 1 non aveva entusiasmato, ma aveva svolto un lavoro decorosissimo contro Dwight Howard. Stavolta ha totalizzato un solo rimbalzo ma cinque falli, commessi in pochissimo tempo, ha messo un solo tiro, è sembrato nervoso e spaesato.

Ora in Florida i Lakers avranno vita più difficile, probabilmente un Dwight Howard che ha messo su numeri dignitosi ma non ha mai inciso come ci si aspettava e, soprattutto, non è mai riuscito a limitare Pau Gasol, verrà  galvanizzato dal pubblico ed inciderà  di più, oltretutto quelle timide guardie viste in campo, un Alston che è preda delle incertezze dopo aver perso spazio a favore del rientrante Nelson, lo stesso Jameer che deve ancora recuperare la forma, Pietrus e Lee cui il massacrante lavoro su Bryant, svolto con successo discutibile, ha tolto lucidità  in attacco, un Redick con le polveri bagnate, delle guardie quindi finora parzialmente deludenti, probabilmente renderanno meglio. Lewis e, soprattutto, un eccellente Turkoglu hanno già  dimostrato di essere giocatori pericolosi, Stan Van Gundy ha già  mostrato lampi di ottimo livello nel suo lavoro dalla panchina.

Però… però finora Phil Jackson non ha mai perso una serie dopo aver vinto gara 1, ne dopo aver raggiunto un vantaggio di due partite, nella storia delle finali con il formato 2-3-2, cioè due partite a casa della squadra con il vantaggio del campo, tre a casa dell'altra e quindi le ultime due partite nuovamente in casa di chi ha il vantaggio, solo una volta una squadra in vantaggio 2-0 ha perso, solo una volta, la stessa, una squadra senza il vantaggio del campo ha vinto le tre partite casalinghe in fila.

Numeri teoricamente rassicuranti, peccato che quell'unica squadra a violare tali statistiche sia stata una squadra della Florida che ha così vinto il primo titolo, tre anni fa, i Miami Heat di quello Shaq che ieri cantava dei rap per sbertucciare Kobe ed ora pare che voglia tornare in gialloviola per chiudere la carriera.

A proposito, Kobe, cosa ne pensi, di questi numeri, credi che il più sia fatto? Pensi di poter iniziare a festeggiare?
"Cosa c'è da festeggiare? La serie è finita, forse? C'è ancora tanto da lavorare. Loro hanno giocato molto bene come ci aspettavamo, ma noi siamo riusciti a tornarcene a casa con una vittoria."

Ma cosa ne pensa l'autore della giocata difensiva decisiva, Pau Gasol? Ha avuto paura che quel tiro entrasse?
"Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho visto la palla uscire. Avrei potuto avere un attacco di cuore in quel momento. Se quella palla fosse entrata noi oggi saremmo in una situazione ben diversa."

"Ho preso la palla ed ho cercato di giocarla meglio che potevo. Non abbiamo certo perso la partita solo per il mio errore, avremmo potuto vincerla lo stesso!"
Giusto, Courtney, ma ormai c'è in giro tanta gente che ti paragona a "The Brick" Anderson, che sbagliò un tiro decisivo contro i Rockets 14 anni fa, nell'unica finale giocata dai Magic, e condannò la sua squadra ad un mesto 4 a 0.
"Avrei potuto schiacciare, forse, di solito quando ti arriva un lob ci provi, ma non sempre si può farlo."

"Mi sono stupito che avesse tanto spazio, quando me ne sono accorto ho provato a contrastarlo, per fortuna ci sono riuscito ed abbiamo avuto la possibilità  di vincere la partita!"
Forse è meglio vederla così, come una grande giocata di Pau Gasol, più che un errore di Lee.

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