I Lakers tornano in Finale

Kobe e Gasol esultano, avranno un'altra chanche di conquistare il titolo NBA!

In California, a Hollywood ci torneranno soltanto i Los Angeles Lakers, nessuna
gara 7 emozionante e decisiva avrà  luogo nella città  degli angeli poichè con una
grandissima prova di forza espugnano per la seconda volta il Pepsi Center
chiudendo la serie sul 4 a 2 e tornando dopo un anno alle finali NBA, le
trentesime dei gialloviola a caccia del quindicesimo titolo, del quindicesimo
anello, del quindicesimo stendardo da appendere allo Staples Center.

Il controllo della gara è stato sempre in mano ai Lakers, che vincono ogni
singolo quarto, 25 a 20, 28 a 20, 30 a 27 e 36 a 25; basti difatti pensare al
massimo vantaggio raggiunto dai Nuggets che è stato di un punto sul 33 a 32, da
lì in poi, dopo un parziale di 21 a 7, chiuso con una ciliegina griffata Lamar
Odom e con 11 punti di Kobe Bryant, i gialloviola non si sarebbero più voltati
indietro nella fuga per la vittoria chiudendo il primo tempo 53 a 40, zittendo i
tifosi Nuggets presenti e togliendo il fiato ai giocatori in campo.

Ogni singola volta che Denver provava ad accorciare o con i canestri di Smith e
Anthony o con le giocate di un deludente Billups ecco che puntualmente un laker,
Bryant, Odom, Gasol o Ariza, anche se gravato da falli e sostituito da Walton,
la ricacciava indietro con una giocata altrettanto significativa e malefica per
come abbatte il morale dei ragazzi guidati da coach George Karl; Los Angeles
arriva addirittura a condurre anche di 29 punti con un buon controllo dei
tabelloni, 38 rimbalzi di Los Angeles contro i 27 di Denver e dei punti nel
pitturato dove a referto vanno ben 44 segnature per i gialloviola a fronte delle
36 avversarie.

Fin dall'inizio dell'incontro, diretto da Joe Crawford, Mark Wunderlich e Mike
Callahan, i 20053 paganti al Pepsi Center hanno visto dei Lakers concentrati,
determinati ed aggressivi anche in difesa a fronte di una Denver demotivata,
molle, irriconoscibile; nei primi tre minuti di gioco difatti i Nuggets non
riescono a segnare sia per la propria scarsa precisione sia per la buona difesa
losangelina. Kobe Bryant e compagni mettono subito in mostra la voglia di
chiudere qui in Colorado il discorso, la pratica, evitando sia i pericolosi cali
di tensione già  visti in gara 6 della serie contro i Rockets, sia un'ulteriore
rischiosa partita che farebbe perdere energie fisiche e mentali.

La partita si dimostra perciò senza storia ne confronto e chiude sul pesante
punteggio di 119 a 92 con 27 punti rifilati a domicilio in un'elimination game
per Denver che perde il suo ottovo match “win or go home” consecutivo .

Los Angeles ha delle cifre straordinarie: tira il 57,3% dal campo con 43
realizzazioni su 75 tentativi, segna il 56,3% delle triple tentate, 9 su 16, è
impeccabile dalla lunetta del tiro libero con un perfetto 24 su 24.

Denver non riesce a tenere i ritmi offensivi di Los Angeles e paga dazio in ogni
singola voce percentuale avendo il 43,8% dal campo, il 42,1% dal campo e l'80%
dalla lunetta. La particolarità  di queste cifre che più emerge è che con
percentuali simili sono arrivate le due vittorie nella serie dei Nuggets; ciò
dimostra la terrificante prestazione mostrata dalla squadra allenata da Phil
Jackson in diretta televisiva ai tifosi e agli avversari come Lebron e Howard.

Dalla panchina losangelina negli ultimi minuti si sono intraviste le magliette e
i cappellini celebrativi a sfondo bianco che incensavano i “champions”
dell'Ovest e che con grande simpatia anche la splendida inviata della rete
televisiva americana ha indossato al termine del match mostrandola al pubblico a
casa su curve più affascinanti di quello di Andrew Bynum.

A premiare la squadra il tre volte campione NBA e già  MVP delle Finals con i
Lakers James Worthy che si complimenta con i ragazzi e gli ricorda che possono
vincere il loro quindicesimo titolo, insieme a lui anche un solare Mitch
Kupchack, general manager dei gialloviola, che rende onore ai Nuggets e invita i
suoi giocatori a fare meglio dell'anno passato, elogia poi il suo capitano Kobe
Bryant, Trevor Ariza, Lamar Odom e tutti gli altri.

Ora la squadra tifata da Jack Nicholson aspetta il verdetto della semifinale
della eastern conference per vedere quale squadra affronterà ; se dovesse passare
Orlando la finale inizierà  giovedì a Los Angeles, se viceversa a passare sarà  la
squadra di Lebron James, i Cavaliers, la finale partirà  dall'Ohio, da Cleveland.

La super prestazione dei Lakers ha come cavalieri portatori dell'Apocalisse dei
Nuggets Kobe Bryant, Lamar Odom, Trevor Ariza e Pau Gasol.

Il capitano con il numero 24 mette a referto una doppia doppia da urlo con 35
tiri e 10 assist, 6 rimbalzi condiscono il tutto con un buon 12 su 20 dal campo,
una sola palla persa e un terrificante plus/minus da +31. Il Mamba è stato anche
protagonista di una chiamata a Carmelo Anthony prima di gara 6 in cui lo
rassicurava sui suoi enormi progressi, affermava la bontà  dell'avere Billups in
squadra nonostante la grandezza di un giocatore come Iverson e prometteva,
ridendo, una pronta e sicura eliminazione. Non si può dire che il giocatore con
il nome di una bistecca giapponese non sia stato di parola.

Ad aiutarlo nell'impresa ancora una volta un superlativo Lamar Odom che partendo
dalla panchina segna 20 punti con 8 rimbalzi, con una grande presenza fisica,
mentale, difensiva e offensiva che se riuscisse a mantenere sempre farebbe di
lui un giocatore irreale.

Pau Gasol mantiene la sua abitudinaria doppia doppia con 20 punti a 12 rimbalzi,
giocando una serie superlativa nonostante le solite critiche ingiuste piovutagli
addosso anche nel corso di questi playoff. Oltre alla sua consueta produzione
offensiva il catalano ha mostrato di essere salito di livello in difesa dove è
sempre più un fattore per questa squadra, sia con la marcatura sull'uomo sia in
aiuto con uscite e rientri dal pitturato tanto belli quanto importanti per il
suo team.

Trevor Ariza si conferma l'uomo in più di questi playoff 2009 dei Lakers, un
uomo che dà  tutta un'altra dimensione sia all'attacco sia alla difesa
losangelina, il giocatore a cui nei minuti caldi delle partite Jackson ha sempre
affidato compiti delicati in marcatura e puntualmente il coach Zen si è visto
ripagare con giocate decisive generatrici di vittorie importanti, come in gara 3
contro questi ottimi Denver Nuggets mai domi e sempre all'altezza della
situazione; per il numero 3 gialloviola 17 punti, di cui alcuni molto
scenografici, con 4 rimbalzi e un ottimo 7 su 9 dal campo.

Dalla panchina un inaspettato Luke Walton segna 10 punti con 3 assist mostrando
la bontà  e l'educazione delle sue mani che non sempre emergono alla vista.

Deludono sia Andrew Bynum sia Derek Fisher: il primo si carica come sempre di
falli, di cui uno “terminale” su Martin a inizio match andando poi a sedersi in
panchina accanto a Josh Powell, non entrato in campo, e producendo in 21 minuti
2 punti e 1 rimbalzo.
DaFish d'altro canto soffre come sempre Chauncey Billups ed è sembrato in palese
difficoltà  fisica contro questi Nuggets che proprio della fisicità  fanno il loro
forte, 5 punti e 4 assist per lui che ha giocato una serie al di sotto del suo
standard.

Shannon Brown produce in 8 minuti 3 punti, sbagliando tutto dal campo ma essendo
perfetto ai tiri liberi; Sasha Vujacic dà  invece un senso al suo soprannome, che
si è autoimposto, The Machine, segnando 7 punti in 6 minuti.

Le pepite del Colorado, annichilite, hanno cercato di resistere nella misura in
cui il solito Carmelo Anthony e un buon J.R. Smith sono riusciti a tenere testa.
Per il numero 15 da Syracuse 25 punti con 17 tiri, 2 rimbalzi e 2 assist; si è
dimostrato immarcabile per tutta la serie ma il confronto diretto con Kobe
Bryant l'ha visto perdente sopratutto a livello mentale dove non è riuscito a
salire di livello e a restare costante nell'aggressione al match per 48 minuti;
è comunque un'ottima esperienza che potrà  farlo crescere ulteriormente e potrà 
in futuro fargli sfruttare l'immenso talento di cui dispone e di cui ne fa
sfoggio solo a sprazzi, attimi duranti i quali dipinge poesia in movimento.

J.R. Smith è positivo con 24 punti e un buon 10 su 17 dal campo, è l'unico dalla
panchina che dà  un sostanziale contributo ma cerca troppo spesso la soluzione
personale o isolandosi o prendendosi dei tiri inspiegabili.

Il resto del quintetto base è la chiave di lettura della sconfitta: Chauncey
Billups segna 10 punti con 7 tiri, smista 9 assist ma non dà  mai l'impressione
di poter far male con le sue scelte offensive e negli elimination game ha ora un
record di 11 vinte contro 8 perse; Nenè con 8 punti e 6 rimbalzi è lontano
parente del giocatore che i tifosi Denver ammirano al Pepsi Center; Dahntay
Jones, tecnicamente violentato da Bryant, rimarrà  più famoso per il tackle in
scivolata sul numero 24 gialloviola che per le sue prestazioni: 2 punti e 2
rimbalzi davanti al pubblico amico sono, anche per una specialista difensivo,
troppo poco, soprattutto se lo specialista subisce costantemente e
irreversibilmente il suo attaccante, anche se esso si chiama Kobe Bryant, a
“coronare” la sua serata negativa anche un fallo tecnico chiamato a suo carico.

Chris Andersen segna 2 punti con 2 rimbalzi e nemmeno le sue 3 stoppate riescono
a riscaldare il demoralizzato pubblico del Colorado. Kleiza segna 6 punti con 3
rimbalzi, da lui in poi c'è spazio e ringraziamento per tutti nel commiato
durante i minuti di garbage time finali: Petro, che segna 2
punti, Hart, Balkman e Carter.

Le dichiarazioni post partita sono più che mai di umori opposti.

Il numero 24 gialloviola Kobe Bryant è un fiume di sorrisi: “Ora siamo
tornati nel posto dove l'anno scorso non siamo riusciti a portare a termine il
lavoro, speriamo di riuscirci quest'anno, è stata una marcia molto fisica fino
alle finali, ogni serie è stata impegnativa. Abbiamo avuto alti e bassi, ma ci
rende molto fiduciosi l'aver imparato a leggere la difesa, e a prenderci quello
che ci viene concesso. Ho compagni molto intelligenti. Dobbiamo continuare a
comunicare e tradurre in campo quello che stabiliamo quando studiamo le partite.
Denver è un grande team e stasera abbiamo eseguito tutto alla perfezione, anche
gli aggiustamenti sia in attacco che nella difesa. Ci abbiamo messo un po' a
prendere le misure al nostro avversario in questa serie, ma stasera siamo andati
a colpire dove erano più vulnerabili, dopo aver compreso come ci difendevano.
Ora dobbiamo ricaricare le batterie e continuare il nostro viaggio, la nostra
missione, non possiamo fallire, dobbiamo vincere.”

Il suo compagno di squadra, lo spagnolo Pau Gasol è molto più diretto:
“Siamo davvero difficili da battere perchè usiamo tutte le nostre armi e non
solo Kobe o me, abbiamo davvero un ottimo team con cui vinceremo.”

Il catalano poi chiarisce le motivazioni per cui durante la serie aveva chiesto
di essere coinvolto maggiormente e di esser destinatario di più palloni:
“Perché è il gioco più efficace. Avere soluzioni esterne ed interne in
attacco aiuta. Sono un giocatore altruista e sono convinto di saper prendere le
giuste decisioni quando ho il pallone in mano.”

Come dargli torto dopo i 6 assist di gara 6 e le sempre perfette scelte di
esecuzione offensive che fanno di lui un playmaker aggiunto.

Phil Jackson omaggia agli avversari sconfitti affermando: “Loro con
grande energia sono bravissimi a giocare un buon basket ed ad attaccare il
canestro, noi abbiamo dovuto giocare di squadra e avere l'apporto di tutti per
vincere e tornare alle finali dopo un anno.”

Tra le fila dei Nuggets Carmelo Anthony e Chauncey Billups parlano dell'ottima
stagione giunta per loro al termine e reindirizzano i loro obbiettivi all'anno
prossimo con il dichiarato intento di migliorare la stagione appena conclusa.
Il numero 7 di denver aggiunge: “Questo gruppo non aveva mai dovuto affrontare
un ostacolo di questo tipo. Quando affronti una gara di eliminazione non ti puoi
permettere di essere dominato a rimbalzo e per livello d'intensità “.

L'allenatore dei Nuggets si congratula con i Lakers che si sono dimostrati
meritevoli di andare avanti essendo un grande team degno di rappresentare la
Western Conference; rimpiange tuttavia quelle due sciagurate rimesse di gara 1 e
gare 3 che hanno probabilmente gettando al vento l'opportunità  di andare alle
finali NBA.

Coach Karl infine strappa un sorriso a Kobe Bryant dichiarando: “Jesus, what a
trouble guarding you!”.
Il capitano dei Lakers ringrazia per il complimento e ricambiando afferma che il
tecnico dei Nuggets è un grande coach.

Adesso i Nuggets sono in vacanza, ci ritenteranno l'anno prossimo.
Kobe Bryant e i Los Angeles Lakers hanno un'occasione per rifarsi della
sconfitta nelle finals dello scorso anno; l'ultima squadra ad aver avuto l'onore
di fare un back-to-back alle finali NBA fu Detroit nel 2004 e 2005, una squadra
in cui Billups era un giocatore decisivo, una squadra che sconfisse anche i
Lakers, corsi e ricorsi storici per Chauncey, oggi dal lato sbagliato della
storia.
Non resta che aspettare la vincente tra gli Orlando Magic e i Cleveland
Cavaliers che in questo momento sono sotto nella seria 3 a 2.

Tutto il mondo e probabilmente anche David Stern vorrebbero una sfida finale
Kobe vs Lebron, sfida per cui gli amministratori delegati di Nike e Gatorade
andrebbero in pellegrinaggio a Santiago de Compostela.
Gli Orlando Magic però non sono dello stesso avviso e sono meritevoli di andare
in finale quanto se non di più dei Cavaliers di James.

Una cosa è certa, le magliette vendute a inizio playoff nella serie contro Utah
a Los Angeles recitavano “The Journey Begins”: bè si può tranquillamente dire
che la missione va avanti, "The Journey Continues".

Martedi prossimo, Where Will AMazing Happens?

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