Focus: gli scenari del mercato

Il più clamoroso ed inaspettato scambio del mercato riguarda Shaq; sarà  però efficace nel sistema dei Suns?

Inizia il mese di febbraio e si avvicina il termine delle contrattazioni nell'NBA.
Si avvicina il momento in cui si tireranno le somme e si valuterà  l'operato dei vari GM, in cui finirà  la possibilità  di sistemare le rose in vista dei play off. Sembrava un annata stanca, senza grandi scambi, in cui solamente dei free agents, più o meno noti, andavano a rimpolpare le varie rose.

Tutto ciò è stato modificato dall'inatteso scambio che ha portato Gasol ai Lakers, modificando probabilmente i rapporti di forza nell'elite della Western Conference.

Le altre squadre di vertice, sia ad est che ad ovest, al momento del cambio di canotta di Gasol non avevano operato grossi movimenti, se escludiamo il passaggio di Damon Stoudemire dalla stessa Memphis a San Antonio, e questo immobilismo, se non preoccupava per alcune squadre, rischiava di diventare molto pesante per altre, tanto è vero che i Suns, che secondo vari giornali americani erano entrati nella corsa allo spagnolo, sono corsi subito ai ripari con la clamorosa acquisizione di Shaquille O'Neal.

I Celtics ed i Pistons per ora sono le migliori squadre della lega, in virtù di record di vittorie sontuosi, avrebbero bisogno come tutti di qualche ritocco, ma possono tranquillamente aspettare in pantofole che si verifichi l'occasione giusta.

I Celtics avrebbero bisogno di un play esperto e di un centro, per cambiare Rondo e Perkins, e pare stiano seguendo assiduamente Sam Cassel, i Pistons praticamente hanno le stesse esigenze, un cambio per Billups ed un centro più giovane di McDyess e più forte di Brezec, ma entrambe già  sembrano molto forti.

Gli Spurs avevano assoluto bisogno di una point guard, e qui sembra stonatissima la cessione di Beno Udrih, che sta facendo benissimo a Sacramento, ed hanno colmato la lacuna con il vecchio Damon Stoudamire, rookie dell'anno a Toronto vari anni fa, persosi a Portland, autore di due buone stagioni da play a Memphis.

Gli Spurs finchè avranno il terzetto delle meraviglie, Parker, Ginobili e Duncan, saranno un osso duro per tutti ai playoff; per ora sono in difficoltà , ma sicuramente possono qualificarsi per i play off con una certa tranquillità  ed in quella sede metteranno paura a tutti.

Quest'anno però, per la prima volta dopo tanti anni, è lecito avere dubbi sull'operato di Budford, a ragione il più celebrato GM dell'NBA. Vicino ai tre infatti, oltre a già  citato Stoudamire, ci sono fra le guardie Finley e Barry, le ali Bowen ed Horry (che ha già  annunciato il ritiro) ed il lungo Oberto, il più giovane del mazzo con i suoi quasi 33 anni; Elson va per i 32 anni ed il suo spazio sta diminuendo, Ime Udoka, l'ala arrivata in estate, con i suoi quasi 31 anni, sembra un bimbo.

Sembra che serva una robusta iniezione di gioventù, e per ora l'unico in arrivo è il centro brasiliano Splitter, che tanto bene sta facendo nei paesi baschi. In ogni caso per chiudere la stagione la rosa degli Spurs potrebbe anche essere sufficiente, l'operazione ringiovanimento può anche essere rimandata all'estate, anche se il tempo per valutare i nuovi arrivi si riduce sempre più.

Per le squadre ormai rassegnate alla lotteria, ovviamente questa finestra di mercato ha una importanza relativa, come pure per le squadre molto giovani come i Portland Trail Blazers o gli Atlanta Hawks, che attendono miglioramenti più dalla crescita dei giovani che da nuovi arrivi.
Squadre deluse, che stanno vivendo una stagione in lotta per l'ottavo posto ad est, come i Pacers, i Nets, i Sixers, o ormai fuori dalla lotta ad ovest, dopo un periodo di sogni e speranze, come i Clippers o i Kings, non ci sono urgenze, non sarà  uno scambio a portarle al titolo, se non ci saranno occasioni favorevoli ora si procederà  con la ricostruzione più avanti.

Gli Hornets stanno vivendo una buonissima stagione e dispongono di una rosa completa, non facilmente migliorabile, mentre squadre come i Magic, i Raptors, i Warriors o i Jazz (che comunque hanno preso il tiratore Kyle Korver), relativamente giovani, preferiscono probabilmente valutare a fondo i propri giocatori prima di effettuare cambi massicci.

L'urgenza c'è per quelle squadre che con pochi cambi sperano di poter cambiare radicalmente la stagione o per chi vorrebbe dare l'assalto, finalmente, alle tre favorite, quelle squadre che stanno tentando, finora con poco successo, di inserirsi in tutti gli scambi significativi.

Parliamo dei Phoenix Suns, dei Dallas Mavericks, dei Cleveland Cavaliers, dei Chicago Bulls e, in misura minore, dei Denver Nuggets. Tutti si attendevano una acquisizione importante da parte di una di queste squadre, ma questo non è avvenuto e le possibilità  che avvenga diminuiscono a vista d'occhio.

Cerchiamo di capire come si comporteranno queste squadre, i cui dirigenti iniziano a dare segni di insofferenza e di preoccupazione, quali mosse possono ancora compiere e come queste mosse potrebbero influire sul loro futuro.

Dallas Mavericks

Sono la squadra più completa e profonda della lega, con il monte-salari più alto in assoluto, con l'MVP della scorsa stagione e varie alternative in ogni ruolo. Sono però realmente in grado di vincere il titolo?

I ragazzi di coach Johnson due anni fa, dopo un'ottima stagione regolare, eliminarono prima gli Spurs e poi i Suns, arivando a giocarsi la finale con i Miami Heat. Andarono subito sul due a zero, si pensava che avessero il titolo in tasca, ma gli Heat di due vecchie volpi come Par Riley e Shaquille O'Neal trovarono adeguate contromisure ed i Mavs si sciolsero come neve al sole di fronte alla paura di vincere. La scorsa stagione dominarono la stagione regolare, si pensava che il titolo fosse quasi in tasca, ma poi al primo turno dei sorprendenti Warriors li batterono clamorosamente.

Perché avvenne ciò e quali possibilità  ha la squadra del pittoresco proprietario Mark Cuban di modificare il corso degli eventi? Essenzialmente i texani sono una squadra compatta e profonda, solida in difesa, pericolosa in attacco con vari elementi, ma in difesa tendono a soffrire le guardie buone in penetrazione, tanto è vero che i nomi di Baron Davis e Dwyane Wade ancora suscitano malesseri e Kobe Bryant qualche tempo fa segnò 60 punti in tre quarti; inoltre non hanno contromisure contro dei lunghi veramente buoni nel gioco spalle a canestro.

In attacco la palla gira, seppur con lentezza, giocano tutti molto larghi e si cerca costantemente l'isolamento, sfruttando l'altezza molto elevata per il ruolo di gente come Harris, Howard e, soprattutto Nowitzky, la velocità  di Terry ed il tiro di Stackhouse.

Questo tipo di gioco funziona alla perfezione quasi sempre, grazie alla superiorità  fisica rispetto alla maggior parte delle avversarie e capitalizzando con un'ottima difesa. Quando però questo non funziona, non ci sono alternative, i texani cercano di tirare meglio, di difendere con più cattiveria, ma non hanno reali alternative.

Servirebbe un centro buono spalle a canestro, magari abile passatore per poter dare la palla sotto. Dampier e Diop sono buoni difensori e buoni rimbalzisti, ma non hanno affatto queste abilità  offensive. In alternativa potrebbe andar bene un play capace di variare i ritmi, di dar palla sotto ed inventare qualche giocata particolare, cose che l'ottimo Harris, ordinato, buon difensore ed attento tiratore non è in grado di fare, cosa clamorosa per la squadra in cui hanno militato Kidd e Nash.

Il GM Nelson ha fatto dei tentativi in ordine sparso per Kobe Bryant, Pau Gasol, Kevin Garnett, ma non è riuscito a prendere nessuno di questi giocatori, per mancanza di contratti in scadenza e giovani prospetti, con la parziale eccezione di Harris.

Ora c'era la voce che fosse quasi fatta l'operazione per riportare a Dallas colui che insieme a Nash è il miglior play della lega, Jason Kidd, non si sa bene in cambio di quale contropartita. Nelson ha però appena dichiarato che i Mavericks si chiamano fuori dalla corsa a Kidd.

Non si sa il motivo, forse i Nets hanno alzato la posta, forse a Nelson non va di sacrificare Harris ed Howard, molto più giovani di Jason, forse è solo una dichiarazione strumentale.
Riuscirà  Avery Johnson a trovare varianti al gioco?
Riuscirà  Nowitzky a trascinare i texani come riesce con la nazionale tedesca?
Se la risposta sarà  no, probabilmente il 2008 sarà  l'anno della rivoluzione in Texas.

Phoenix Suns

Altra squadra del profondo sud che ha sfiorato il titolo. Tre anni fa i ragazzi allenati da coach Mike D'Antoni, idolo a Milano e Treviso, dopo un'incredibile cavalcata in regular season sfidarono in semifinale gli Spurs; al momento decisivo persero Joe Johnson e Quentin Richardson e gli Spurs si imposero.

L'anno dopo, senza Amarè Stoudemire, D'Antoni e l'allora GM Colangelo stravolsero la squadra, senza i due di cui sopra, JJ e Q-Rich, con Raja Bell, Kurt Thomas ed il sorprendente Boris Diaw, giocatore più progredito dell'anno, ma senza Amarè ebbero la peggio contro i Mavericks nella finale dell'ovest.

Lo scorso anno ancora ottima stagione regolare, poi ancora semifinale contro gli Spurs, al completo, ma una partita l'hanno persa per un colpo al naso che ha tolto di mezzo Nash, un'altra per la squalifica di Amarè e Diaw in seguito alle proteste seguite ad una dubbia chiamata arbitrale.

Tutti episodi sfortunati, ma tre indizi fanno una prova, come diceva la regina del giallo, Agatha Christie, non sarà  che i Suns sono un'ottima squadra, ma non in grado di vincere una serie di play off contro le squadre più forti?

Ora al posto di Colangelo c'è l'ex play dei Bulls pluricampioni, Steve Kerr, ma la squadra è sembrata bloccata nel mercato. Cosa poteva servire ai Suns per fare il salto di qualità ?
Il problema non era di facile soluzione, e non era neanche facile dirlo, perché la squadra dell'Arizona gioca in un modo particolare, correndo all'impazzata, tirando in fretta, pressando gli esterni avversari per recuperare palloni prima possibile, tutto sotto l'attenta regia di Steve Nash, il miglior creatore di gioco attuale.

Bell e Marion aggrediscono gli esterni avversari, lo stesso veterano Grant Hill da una bella mano in questo, il brasiliano Leandro Barbosa, ottimo attaccante, se in difesa una volta era pietoso oggi contribuisce, Amarè Stoudemire con i suoi zompi e la sua propensione alla stoppata ed al rimbalzo intimidisce, tutti i giocatori in campo sono temibili fronte a canestro, cosa mancava?

Gli analisti americani da sempre sostengono la mancanza di un lungo tradizionale, magari veloce, ma abile spalle a canestro, in modo da poter variare gioco, e buon difensore sull'uomo, due cose che il pur ottimo Amarè non è. Si sperava in Boris Diaw, vero regista aggiunto, ma il francese è rimasto un ottimo comprimario senza mai diventare un leader.

Altro problema su cui si pone l'indice sono le rotazioni troppo corte, a sette giocatori, e la mancanza di un cambio per Nash, mancanza acuita dalla scelta apparentemente folle di dar via le scelte che si sono tramutate in Rajon Rondo, play titolare dei Celtics, Sergio Rodriguez, spagnolo dei Trail Blazers, leggero ma dotato e promettente, e quella che si è tramutata in Rudy Fernandez, sempre ceduta ai Trail Blazers, ma che si sarebbe potuta comunque far fruttare, magari per arrivare au un Jarret Jack. Le rotazioni corte è un problema che D'Antoni ha attenuato utilizzando il veterano Banks, modesto regista ma buon difensore, il problema del lungo si sarebbe potuto attenuare prendendo Kevin Garnett o Pau Gasol, al limite anche Odom o Kirilenko, che sono ali ma sanno difendere sui lunghi, ma Kerr non si è sentito di rinunciare ad Amarè o a Marion.

In mezzo a queste difficoltà , Kerr ha deciso di rischiare e di provare il tutto per tutto, prendendo nientepopodimenochè "The Most Dominant Ever", ovverosia "The Diesel", per i detrattori "Il Ciccione", The Miami Supercop" Shaquille O'Neal, il centro più dominante degli ultimi dieci anni.

Francamente però sembra un scambio disperato, perché Shaq non sembra adatto al gioco in velocità  di Mike D'Antoni, infatti non è mai stato un drago in transizione ed il suo limite maggiore è stato sempre il raggio di tiro, i Suns, con Nash, Hill e Shaq in quintetto puntano a questi play off e poi dovranno inevitabilmente ricostruire un gruppo più giovane e perché senza Marion (ed in misura minore Banks) diventerà  dura per i Suns difendere sugli esterni avversari; cambiare stile di gioco e reinventare una chimica di squadra a due terzi di stagione notoriamente non è facilissimo.

Anche qui, se D'Antoni ed i suoi ragazzi non riusciranno a portare a casa l'anello, sembra proprio che in estate arriverà  una rivoluzione, sia nei giocatori che probabilmente nello staff tecnico.

Cleveland Cavaliers

I Cavalieri di Re Giacomo passano per essere una squadra mediocre miracolata dalla presenza di un talento unico, quello appunto di Lebron James. In parte è vero, perché il GM Ferry, nel tentativo di costruire un buon gruppo attorno a King James, ha sottoscritto negli anni passati contratti elevati con giocatori veterani poco utilizzati, come Marshall, Snow, Newble, oramai non scambiabili, e soprattutto Hugues, il presunto secondo violino, che però non sembra esattamente un nuovo Paganini.

Se aggiungiamo che anche Gooden ed Ilgauskas, i lunghi in quintetto, hanno contratti elevati rispetto al rendimento, ecco che il rebus diventa difficile da risolvere. Per fortuna dal cilindro di Danny Ferry è uscito Daniel Gibson, guardia sottodimensionata dall'ottimo tiro, ed il rinnovo a cifre accettabili dei ribelli Pavlovic e Varejao, che chiedevano la luna ma poi si sono accontentati di contratti accettabili e sono tornati nei ranghi.

Ferry sta dimostrando di essere entrato nella parte e non sta ripetendo i vecchi errori, ma forse è troppo tardi. La scorsa stagione ha portato una finale inaspettata, ma ha anche dimostrato che i Cavaliers possono battere una grande come i Pistons solo approfittando delle altrui mancanze, infatti la finale contro gli Spurs è stata decisa in modo molto netto.

Oggi Ferry si sta buttando in tutte le trattative per i giocatori più importanti, sia fra i play che fra i lunghi, senza tralasciare le guardie, ma davvero è difficile prevedere chi possa arrivare; i giocatori trattati infatti sono tutti famosi e con un contratto importante, gente come Kidd e Bibby, ed i Cavaliers non possono offrire ne contratti in scadenza, ne giovani promettenti, ne scelte interessanti.

Le uniche pedine di scambio sono Gooden e Gibson, in quanto Varejao non potrà  essere scambiato fino a giugno, ma per Kidd non sembra un'offerta sufficiente, in quanto, per ragioni salariali, i Nets dovrebbero prendersi anche Hughes e da questo orecchio non ci sentono, i Kings accetterebbero anche uno scambio così strutturato per Bibby, ma vogliono cedere insieme al play anche Kenny Thomas, ala difensiva inutilizzata, e qui si tornerebbe al problema del contratto di Hugues da aggiungere per pareggiare i salari.

Il giocatore più possibile sembrava il cavallo di ritorno Andrè Miller dei Sixers, uno dei pochi play puri della lega, ma Ferry sembra dubbioso sull'opportunità  di riprendersi l'esperto play ed i Sixers non sono convinti dell'utilità  di una contropartita come Gooden, il quale, fra l'altro, potrebbe risentire di questa ridda di voci, dopo l'ottima chiusura di stagione dell'anno scorso. Giocatori di minor nome, più facili da prendere, non sembrano interessare i Cavaliers.

Il coach Brown nel frattempo sta mettendo in campo una squadra sempre più solida in fase difensiva, in grado di impensierire qualsiasi attacco, Lebron sta facendo pentole e coperchi in fase offensiva, ma difficilmente basterà  anche per ripetere il risultato della scorsa stagione, visto che i Pistons sembrano più attenti e sta sorgendo di nuovo la stella dei Celtics.

Nell'Ohio neanche si può parlare di ricostruzione, visto che per un paio di anni contratti pesanti e lunghi ingolferanno il monte-salari, e nel 2010 Lebron James potrebbe salutare baracca e burattini per trasferirsi altrove, lasciando la squadra del suo stato natale in braghe di tela.

Chicago Bulls

Lo scorso anno, dopo l'eliminazione ai play off dei campioni in carica, i Miami Heat, e la buona figura fatta anche contro i Pistons, nonostante l'eliminazione, sembra che i Bulls fossero in rampa di lancio, pronti a ripetere le gesta dell'era Jordan, il GM Paxon era sugli scudi, e si parlava di lui come il protagonista di una eccezionale programmazione, l'allenatore Scott Skiles sembrava l'allenatore ideale per la franchigia e finalmente pronto per grandi traguardi.

Una rutilante estate ha distrutto tutte queste certezze, infilando molti granelli in un ingranaggio perfetto e riportando indietro di anni la franchigia dell'Ilinois. Paxon ha concorso alla gara per aggiudicarsi Garnett, ha trattato Gasol, già  trattato nel febbraio dello scorso anno, ha sognato di prendere Kobe Bryant, ha anche strizzato l'occhio a Tracy McGrady.

Tutte queste trattative però sono fallite, vuoi perché il GM dei Bulls ha insistito per tenere Luol Deng, a suo parere la pietra angolare della squadra, vuoi perché altri sono stati più decisi, vuoi per il timore nascosto di rovinare un meccanismo che sembrava perfetto.

Il meccanismo però si è rotto lo stesso, Gordon, visto il tentativo di arrivare a Bryant, si è sentito sfiduciato, Deng al contrario ha ritenuto di essere ormai indispensabile, e tutti e due hanno rifiutato di rinnovare il contratto, chiedendo cifre troppo elevate per la dirigenza. Ora sono in scadenza ed in estate diventeranno restricted free agents.

Ben Gordon ha anche risentito in campo di questa mancanza di fiducia, rendendo al di sotto dei suoi standard, Deng ha avuto molti piccoli infortuni che ne hanno limitato il rendimento, Hinrich non è riuscito a prendere in mano la squadra, per farle superare il momento difficile, e ne ha risentito psicologicamente, Ben Wallace è fuori forma e sembra mostrare i segni dell'età , Tyrus Thomas, atteso al salto di qualità , è addirittura regredito rispetto allo scorso anno.

Se aggiungiamo questi eventi agli oggettivi difetti strutturali della squadra, che dipende troppo dal tiro da fuori e non ha un lungo credibile spalle a canestro, ecco le ragioni del tracollo dei Bulls, che ha portato all'allontanamento di Skiles, la vigilia di Natale, sostituito con Jim Boylan. Poi i Bulls sono sembrati vicinissimi a Jermaine O'Neal, rinunciando poi per il brutto infortunio con cui è alle prese il lungo dei Pacers, ed a Pau Gasol.

Per il catalano sembrava fatta, e probabilmente sarebbe stato il giocatore ideale per i Bulls, ma Paxon non ha concordato sui giovani da spedire a Memphis ed i Grizzlies allora hanno preferito i contratti in scadenza offerti dai Lakers, che stavano per prendere addirittura Ben Wallace con la stessa contropartita.

Ora i Bulls sembrano tagliati fuori da tutte le trattative principali, hanno i migliori realizzatori con il contratto in scadenza, ed almeno Deng devono assolutamente rinnovarlo a qualsiasi cifra, la squadra non riesce a riprendersi, Ben Wallace va sempre peggio, Thomas sembra perso, addirittura fra i lunghi tirano la carretta la matricola Noah, figlio dell'indimenticato Yannick, ed il veterano Smith, preso come tappabuchi.

I playoff, seppur in un mediocre est in cui potrebbe bastare il 40% di vittorie, sembrano un miraggio. Paxon da GM più stimato è diventato la barzelletta della lega, i Bulls rischiano di ritrovarsi nell'ennesima ricostruzione, dopo essere stati ad uno scambio dal diventare una contender.

Si può sistemare ancora tutto, vista la giovane età  della rosa, Wallace escluso, ma davvero non ci sono più margini, perché in estate, se non saranno rinnovati Deng e Gordon, il pacchetto esterni resterà  composto da Nocioni, uno dei più combattivi, il giovane svizzero Sepholosha ed Hinrich, un pacchetto con pochissimi punti nelle mani, neanche tanto giovane, svizzero escluso, e diventerà  indispensabile cambiare molto.

Bisognerà  vedere però se la dirigenza lascerà  che sia Paxson a condurre una eventuale ricostruzione, e quale allenatore possa essere chiamato, vista l'idea di provvisorietà  che aleggia su Jim Boylan.

Denver Nuggets

Altra franchigia coinvolta in tutte le trattative importanti. Squadra solidamente da play off ad ovest, manca di giocatori credibili in punta, ha bisogno di alternative fra i lunghi, vista la malattia di Nenè e le difficoltà  di Kenyon Martin, e non sarebbe male qualche cambio per Iverson e Melo, visto che Karl non sembra credere in JR Smith.

Inoltre per puntare al titolo servirebbe una stretta difensiva, anzi, la creazione di una difesa al momento inesistente. Completare la panchina sembra irrealizzabile, visto il monte-salari, uno dei più pesanti dell'intera NBA, ma un play credibile ed un lungo da panchina sembrano veramente irrinunciabili, e la dirigenza dei Nuggets sembra esserne a conoscenza. Karl ha provato a fare il mea culpa con Andrè Miller, chiedendogli pubblicamente scusa per averlo scambiato nell'affare che ha portato Iverson a Denver, non si sa se abbia smosso il giocatore, ma non sembra aver smosso i Sixers, che chiedono contratti in scadenza e giovani, due merci che in Colorado scarseggiano.

Tentativi sono stati fatti anche per Kidd e Bibby, ma ora che Kenyon Martin sembra ripiombato nei suoi mille problemi fisici e Nenè è in trattamento, dopo che gli è stato chirurgicamente rimosso un tumore maligno ai testicoli, non ci sono contropartite credibili per arrivare a grandi giocatori. Il GM Mark Warkentien, se vuole che la sua squadra possa competere per il titolo, dovrà  prendere almeno un paio di giocatori, accontentandosi di giocatori di medio livello che abbiano però quelle caratteristiche che mancano nella rosa.

Ad esempio fra i play sembravano molto adatti gli ex Blake e Watson, seppur con caratteristiche molto differenti, che non si è potuto o voluto tenere, fra i lunghi un altro ex che sembrava perfetto è Skinner; se non si sostituiranno questi giocatori, i Nuggets sembrano condannati ad una buona stagione regolare ed un disastroso primo turno dei play off, come negli anni passati. Purtroppo i contratti pesanti di Martin e Nenè pesano, e per fortuna che le pepite del Colorado hanno tirato fuori dal cappello a cilindro l'incredibile, sottovalutato, lituano Linas Kleiza, ala forte ideale per Anthony ed Iverson.

La fiducia in questi due leaders, i buoni risultati di Camby e del già  citato Kleiza, i contratti in scambiabili di Nenè e Martin, il montesalari ingolfato, la stessa fiducia in coach Karl rendono difficile l'ipotesi di una ricostruzione estiva, ma veramente si rischia di vedere tante eliminazioni al primo turno fino al declino di Iverson e Camby.

Conclusione

Eccoci giunti al termine dell'analisi delle squadre che ad ora escono sconfitte da questa finestra di mercato, di cui quattro ad ora uscirebbero sconfitte, per ragioni diverse, ed una, i Suns, uscirebbero con un punto di domanda gigantesco.

Il consiglio è quello di tenerle d'occhio, perché se ci sarà  un ulteriore, seppur improbabile, scambio importante, probabilmente coinvolgerà  una di loro.

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