The Road to MVP

Chi sarà  il successore di Kevin Garnett per il titolo di MVP ?

Metà  stagione è in archivio, una stagione che ha proposto molte novità , come previsto dopo un'estate che ha sconvolto i roster di mezza lega. Parliamo di singoli giocatori e della corsa al premio individuale più ambito, ossia quello di Most Valuable Player.

Ecco la mia personale graduatoria a metà  del percorso annuale, i quindici giocatori più forti della stagione in corso.

15 – Kirk Hinrich : che dietro al definitivo salto di qualità  dei Bulls ci sia il grande rendimento di Hinrich è cosa nota, però va detto che nessuno riesce a capire fino in fondo quanto ti da questo ragazzo sul parquet. Play vecchio stampo, che al college giocava guardia, e ai Bulls invece gioca da play accanto a gente che al college giocava play e ora gioca da guardia come Duhon e Gordon. Ha una lucidità  impressionante, ricorda molto Mark Price, All Star a Cleveland negli anni 90, magari con meno tiro da tre ma più fisicità . Solido anche in difesa, sono bastati un anno e mezzo per capire che finalmente i Bulls hanno trovato un leader.

14 – Larry Hughes : dopo tante stagioni tribolate in cui è stato sballottato in tutti i ruoli di esterno grazie a Coach Eddie Jordan ha trovato la sua strada che poi alla fine era quella naturale dello spot di guardia. Cifre di tutto riguardo, oltre venti punti a sera, tanti assist e tanti rimbalzi, ma soprattutto la consapevolezza che Washington nei momenti del bisogno va da lui. Si integra alla perfezione con altri due ventellisti di media come Jamison e Arenas, in una squadra tra le più futuribili della lega. Ad oggi sembra la scoperta dell'acqua calda, ma la verità  e che a Washington è la prima volta che ha trovato fiducia nel suo talento, e i risultati si vedono subito. In estate sarà  Free Agents ed sarà  uno dei più ricercati.

13 – Steve Francis : dopo un estate travagliata, in cui Steve è stato cacciato da Houston senza tanti complimenti, anzi con il dito puntato come se fosse il padre di tutti i problemi, Francis ha avuto la grande forza e il coraggio di ricominciare da quello che sa fare meglio ossia giocare a basket, ai suoi livelli. Ai Magic lui e il rientrante Hill hanno fatto si che il ricordo di TMac svanisse in pochi minuti, i Magic sono abbondantemente in zona playoff, e poi ha constatato con grande soddisfazione che i problemi a Houston sono rimasti, anche dopo la sua partenza: talento puro come pochi forse paradossalmente lo scambio gli ha fatto bene, se si integrerà  con Dwight Howard in futuro potrebbe togliersi diverse soddisfazioni.

12 – Tracy McGrady : siamo onesti il McGrady visto fino a fine dicembre è vicino all'obbrobrio, non tutto per colpa sua ovviamente, intanto in questi due mesi però ha ricordato a tutti che ogni tanto il dormiglione si sveglia (vedi finale contro gli Spurs). Poi Van Gundy ha cambiato molte cose e lui sta tornando al suo meglio, ma obbiettivamente sta pagando il fatto che Yao Ming per ora rimanga un bel punto interrogativo di quasi 2,30m, senza fare il passo finale per diventare un grande. I Rockets e lo stesso TMac devono continuare a credere in Yao e TMac per ora a livello numerico è quello che ne ha fatto le spese maggiori. Però quando si sveglia è poesia, intanto i Rockets grazie a lui perlomeno si sono rimessi in carreggiata.

11 – Kobe Bryant : il buon Kobe si è dovuto scontrare con la realtà  che tutti gli avevano pronosticato in estate, ossia quanto è dura giocare con tutti gli occhi puntati addosso, e con tanta pressione addosso da chi ti vede come il responsabile delle partenze di Shaq e Phil Jackson. In campo da il massimo, il talento non gli manca di certo, i numeri che ne sono usciti sono da MVP, ma con ogni probabilità  ci si aspettava che i Lakers fossero più concreti, questo nonostante un record positivo, ma poco convincente. Per fare l'ultimo passo verso l'eccellenza deve imparare che il basket è un gioco di squadra e non un Kobe contro tutti.

10 – Dirk Nowitzki : Senza Nash erano tutti pronti a darlo in caduta libera, invece il tedescone si è preso i Mavs sotto braccio, e complice l'assenza di Finley ha dovuto metterci molto del suo. In attacco siamo alla purezza di gioco, tiro da tutti le parti, un gioco in post molto migliorato da alcuni anni a questa parte, ha imparato a dar via la palla quando serve, ma soprattutto ha preso la buona abitudine a mettere i tiri pesanti. Rimane un vera palla al piede in difesa, ma se non lo fosse sarebbe il miglior giocatore al mondo.

9 – Allen Iverson : il ritorno in cabina di regia per Iverson non è stato per nulla traumatico, il problema è che Philadelphia ha avuto molti piccoli problemi che l'hanno per ora fatta sprofondare nella mediocrità  dell'Atlantic Division. Allen sta giocando la sua miglior stagione da dopo la finale del 2001, anche perché riesce a giocare da sano. Ci sono momenti in cui non è limitabile, ha i soliti momenti di follia offensiva che spaccano in due le partite. Purtroppo per lui gli manca ancora qualcosa intorno per ritornare ai vertici, di sicuro non gli manca il cuore.

8 – Shaquille O'Neal : devo essere sincere, quando ha letto di Shaq a Miami, la prima cosa che ho pensato, adesso va li spara cifre da oltre 25 a sera con tanti rimbalzi, magari attenta ad un nuovo titolo di MVP e via discorrendo, mai invece avrei pensato uno Shaquille che ragiona in termini di squadra, invece la sua grandezza sta tutta li, una volta capito che fare per provare a vincere, lo fa al meglio, senza fronzoli. Gioca il minimo indispensabile, sa farsi da parte quando non serve, ha lasciato campo libero a Wade, ma soprattutto ha creato con il suo magnifico modo di fare un gruppo splendido, senza dubbio lo spogliatoio più unito della lega. Il resto viene da se, Shaq è in condizioni fisiche che non si vedevano da tre anni, e Miami ha ormai l'est in tasca.

7 – Amare Stoudemire : fino a che Nash non si è fatto male era a mio parere in pole position, poi con l'infortunio del play, ha perso ovviamente un po' concretezza. Rimane un'arma totale ancora grezza, perché vicino al canestro somiglia a qualcosa di non molto lontano dal primo Shaq, manca per ora di continuità  a tre metri dal canestro. Però obbiettivamente cosa si deve chiedere ad un ragazzo di 22 anni al suo terzo anno nella lega ? Chiedergli di più sarebbe ingiusto. Va però detto che nel nuovo ruolo di centro non ha sofferto praticamente nessuno. Destinato a diventare un dominatore sotto le plance ammesso che non lo sia già .

6 – Dwayne Wade : il principale beneficiato dal passaggio del ciclone Shaq sulle coste della Florida. Però bisogna essere onesti questo ragazzo ci ha messo molto del suo, e Shaq è stato bravo per primo a capirlo al momento di scegliere la destinazione. Lo scorso anno è passato in secondo piano di fronte al duello LeBron Melo, adesso di Anthony non se ne parla nemmeno più. Play Guardia dirompente, quasi immarcabile sul primo passo, tra i primi tre esterni a rimbalzo, manca solo di un po' di continuità  nel tiro dalla distanza, poi è pronto per i vertici più alti.

5 – Steve Nash : devo dire la verità  dopo i primi due mesi e mezzo di Regular Season durante i quali i Suns avevano abusato e violentato le difese di mezza NBA a piacimento, io ritenevo Amare Stoudemire il vero MVP dell'anno in corso. Poi l'infortunio di Nash a metà  gennaio ha scoperto la pentola, una bella serie di sconfitte, percentuali a picco per tutti i beneficiati e via discorrendo. Devo ammetterlo ho sempre sostenuto Nash un sopravvalutato dal gioco di Don Nelson, però quest'anno bisogna ammetterlo lui ha zittito tutti. Il miglior play del mondo di oggi, che avrà  la fortuna di non dover imbarcarsi in strane avventure estive con il team USA.

4 – Ray Allen : c'è poco da dire su questo ragazzo, ha fatto un cambiamento in un anno da spavento, lui che è stato sempre un giocatore di perimetro che viveva di uscite dai blocchi, si è creato una dimensione interna importante, penetra come mai aveva fatto nemmeno al college, ha deciso per tutti che i tanti troppi discorsi sulla leadership andavano messi a tacere, risultato i Seattle Sonics vinceranno la loro division a meno di crolli improvvisi. L'ennesima dimostrazione che a volte una testa sulle spalle può far fare un ulteriore salto di qualità  a che è vicino alla vetta.

3 – Tim Duncan : prendete quello che abbiamo detto di Garnett e rovesciatelo, ossia Duncan rischia di vincere il suo terzo MVP in una stagione in cui i suoi numeri non sono magari pari a quelli delle stagioni precedenti. La verità  è che gli Spurs si avviano a vincere l'ovest, sfruttando meno Duncan del solito, perché obbiettivamente hanno fatto enormi passi avanti come squadra a livello offensivo, al punto di non essere totalmente dipendenti dall'ex Wake Forest. Il fatto che però San Antonio arriverà  vicino alle 60 vittorie e lui veleggia a quasi 22 punti, quasi 12 rimbalzi e 2,5 assist di media, ne fa il vero antagonista di LeBron James per la corsa al titolo di MVP.

2 – Kevin Garnett : se guardiamo solo le cifre il titolo è fuori discussione che vada a Garnett, il problema poi si pone davanti ai risultati di squadra di Minnesota assolutamente al di sotto di ogni peggior previsione. Di fatto Garnett sta facendo tutto da solo, i suoi compagni dello scorso anno non sono nemmeno l'ombra di se stessi, l'unico vero aiuto viene dal ritrovato Griffin che gli permette qualche minuto in più di panchina. A meno che Minnesota non metta il turbo davvero sarà  difficile che Kevin rivinca il titolo, nonostante in questo momento sia senza dubbio il giocatore più forte al mondo (LeBron permettendo).

1 – LeBron James : i numeri parlano da soli, siamo sopra i 25 punti e sopra i 7 rimbalzi e assist di media, con cifre ormai prossime alla tripla doppia di media nell'ultimo mese. I Cavs sotto la sua energia, stanno facendo la loro parte nella temibile Central Division, dunque i requisiti per il titolo ci sono tutti. Poi c'è però anche il resto, ossia tutto quello che le semplici cifre non riescono a descrivere, ossia un talento unico e devastante che cui non reggono il confronto anche i più grandi del passato. Entrare in una descrizione più approfondita potrebbe finire in un discorso fiume infinito. Forse per capire a cosa siamo davanti basta guardare il suo sguardo da belva affamata quando è in campo, quello vale più di ogni parola o più di ogni replay. Se Cleveland tiene fino in fondo è un naturale candidato al titolo, il tutto senza difendere, perché forse non ne ha nemmeno bisogno.

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