Ciao ciao Bambino!

Riuscirà  Doc Rivers a riportare a Boston anche il titolo NBA?

Ciao ciao Bambino!!!!

Si lo so, siamo alla vigilia della partenza NBA. Ma se in America ti capita un evento capace di oscurare la campagna elettorale per la Stanza Ovale ad una settimana dalle Elezioni, possiamo anche fare uno strappo alla regola.

Ovviamente, tutti coloro i quali non si sono mossi dal Pianeta Terra nelle ultime due settimane, sanno a cosa mi riferisco: in pochi giorni ed un totale di 72 inning, i Boston Red Sox edizione 2004 sono passati dall'ennesima delusione della BeanTown alla squadra piu' amata dal popolo americano tutto.
Il motivo? Una piu' che ottantennale storiella che ha come protagonista il personaggio piu' amato della storia del gioco, una frase probabilmente buttata' li' dopo l'incavolatura di una trade, ed una incredibile serie di sortilegi che ha trasformato il tutto nella “Maledizione del Bambino”.

Il sottoscritto e', per deformazione caratteriale e sportiva, un catalizzatore di storie di perdenti. E niente come i Red Sox puo' impersonare un modo di fare il tifo fatto di esaltazioni momentanee e di delusioni durature. Inutile e superfluo cercare l'Italico Paragone, perche' quei 4 che mi leggono e che hanno la sventura di conoscermi hanno gia' cominciato a sorridere.
Avete perfettamente ragione: c'e' pero' una cosa, che rende i fan di Red Sox, Dolphins, Celtics, Inter, Blackhawks e compagnia cantante. Noi siamo indistruttibili.

Mi rivolgo a voi, Lakeriani, 49ers, RedWings, Bulls, Juventini e Milanisti, che fate il vostro mestiere cospargendo di sale grosso le ferite vecchie e nuove che annualmente il destino ci propina.

Noi saremo anche dei perdenti cronici, ma restiamo li', non arretriamo di un metro. E non sara' certo un Bill Buckner che buca la palla, un Gresko che sbaglia due appoggi, un ML Carr che insulta l'umano pensare a farci cambiare idea.
Noi saremo sempre li', a sperare.

Ogni tanto ci riserviamo il sacrosanto diritto di lamentarci, quando il nostro miglior runningback treccioluto decide di salutare la compagnia colto da crisi pseudomistica, o quando il destino slalomeggia tra le nostre palline e regala Duncan ad altre franchigie.

Voi vincenti vi divertite a coniare nuove battute, nuove barzellette, nuovi giochini da inscatolare in Powerpoint e far girare via email, e che tanto vi fanno ridere e divertire.

La vostra arroganza, il vostro stile supponente, vi fa credere che e' sempre stato cosi' e sara' sempre cosi.

Ma lo sport e' una ruota che gira. Noi lo abbiamo imparato ed oggi scontiamo la nostra glaciazione. Fra un po' tocchera' a voi.

Lo dicevano anche i vostri cuginetti degli Yankees, vostri degni rappresentanti nel mondo del batti e corri.

Una storia che definire gloriosa non rende l'idea, una galleria di primedonne che fa sembrare il Real Madrid una squadra di ferrovieri del Dopolavoro. Ed un presidente che potrebbe assumere Abramovic come caldaista, altro che petroliere.

Sono arrivati quasi in fondo, per 3 gare hanno schienato i Red Sox, ed hanno cominciato a tirare fuori il solito cartello con scritto “1918” (che e' un 5 maggio leggermente piu' vecchio).

“Siamo 3-0, e' sempre andata bene, andra' bene anche stavolta” pensavano. Eh gia'! Come vuoi che vada, sopra di 3 gare ed in vantaggio nella quarta?

……….

1-3, occasione persa, 2-3 adesso questi ci credono… ma cosa sta succedendo? Dov'e' il bambino che tutti gli anni ci salvava quando serviva? E sulle facce dei “Pigiamini” Yankees comincia a materializzarsi il pericolo vero, ossia che i perdentoni storici stiano preparando il piu' grande contrappasso che la storia recente dello sport ricordi.

Lentamente ma inesorabilmente, tutti i tifosi delle cause perse nel mondo (e sono una moltitudine, vivaddio, che neanche ve lo immaginate), cominciano a fare massa assieme ai tifosi veri di Boston, che adesso sperano ma ancora temono, troppi anni di illusioni finite male.

3-3 con un lanciatore ferito che fa qualcosa da consegnare ad uno sceneggiatore, ed una gara 7 da giocare a casa di NY, forse uno svantaggio, con i perdentoni che adesso ti stanno addosso, e gli ex arroganti a chiedersi come sia possibile che la storia possa rivelarsi un boomerang.

Gara 7 non ha storia ed i tifosi delle cause perse cominciano a ballare impazziti, mentre qualche sparuto realista chiede gentilmente di frenare, che la finale deve ancora cominciare.

Ma non c'e' niente da fare, Dio ha gia' messo in testa il cappellino con la B rossa, 1-2-3 in rapida successione e senza quasi soffrire, e a tutti gli Yankees del mondo non resta che aggrapparsi al Bambino….

Il Bambino dovrebbe fare qualcosa che va al di la' dell'umano pensare. Ma non scherziamo, Dio ha deciso, quest'anno tocca ai Bo Sox, qualcosa di straordinario, 4-0 e che la festa cominci……..

8 gare vinte in 12 giorni, un destino capovolto come una frittata, gli Yankees arroganti sono chiusi nel loro sgomento, dov'e' la loro sicurezza, dove sono i loro cartelli con scritto “1918”?

Mentre scrivo sta per finire la parata di festeggiamento a Boston: 3,2 milioni di persone hanno potuto gioire di una gioia piu' grande di loro. Sapete cosa c'e' di bello nei perdenti che vincono? Che sono talmente felici da dimenticarsi di anni, di decenni di sfotto', sono felici e basta, si godono il momento, lo assaporano fino in fondo, ne finiscono quasi spossati. E tutto questo toglie loro il piacere di cavarsi dei vecchi sassi dalle scarpe. Ma va bene cosi', perche' l'aver tolto sicurezza ai “soliti noti” e' gia' sufficiente.

Cosi' per finire questo delirio, una raccomandazione, l'ultima, ai nostri tifosi delle “cause vinte”. Fate attenzione, perche' prima o poi vi capitera' di fare gli Yankees del 2004. E ci sara' un Papi Ortiz che vi fara' male, molto male. E quel giorno rideranno altri, che di solito non ridono.

Queste quattro righe sono dedicate al mio buon amico Nicola Bonato, con il quale ho condiviso, seppure a distanza, il supremo piacere di queste World Series vinte. Per tutte le gare ho guardato i turni di battuta, i lanci e gli out pensando a cosa avrebbe pensato, alle sue gioie e alle sue paure. Dopo gara4, almeno per un po', ho gioito assieme a lui.

Per un po', ma solo per un po', non ho neanche pensato al fatto, incredibile per me, che Nicola fosse milanista…

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