Celtics: all’inferno e ritorno

Danny Ainge non ha del tutto convinto finora i tanti tifosi biancoverdi…

E’ luglio inoltrato, qui in Italia, le giornate sono calde e afose, le notti pure. Gli echi della stagione NBA appena terminata sono ormai lontani, il trionfo dei PISTONS, la sconfitta del dream team di Los Angeles…le scelte del draft.

Come ogni anno, per tutte le franchigie è tempo di bilanci: successi, fallimenti, promesse mantenute o rivelatesi mere illusioni.

Non fanno eccezione alla regola i Boston Celtics, per i quali la stagione 2003-04 si è conclusa con il più netto ed annunciato degli “sweep” nel primo turno dei playoffs, proprio ad opera dei Pacers del presidentissimo LARRY LEGEND, ma guarda i casi della vita….

Considerando la stagione dei trifogli, le loro trades, le loro scelte strategiche, il senso di realtà  impone una visione non propriamente ottimistica della situazione, anche se le news del momento sembrano preludere ad una schiarita… ma andiamo con ordine.

Intanto due parole sulle trades realizzate prima e durante la stagione passata dal nuovo direttore delle operazioni bostoniano, la vecchia gloria biancoverde Danny Ainge, passato in un amen dai microfoni di analista televisivo alla scrivania che fu di Auerbach per volontà  dei nuovi proprietari della franchigia, WYC GROUSBEK e STEVE PAGLIUCA.

Ainge ha fatto subito intendere che la squadra del duo Walker e Pierce, quella che aveva perso in 6 partite la finale di Conference dell’anno prima, avesse dato con quel risultato tutto quello che poteva e che fosse da rifondare.

Ecco quindi subito la partenza di Walker, inviso ad Ainge per il suo modo di giocare e per il suo atteggiamento e più volte criticato nei suoi commenti televisivi ; con lui via anche Tony Delk, che non era nelle grazie del coach O’Brien e fin qui…. ; il problema è che in cambio è arrivato da Dallas RAEF LAFRENTZ, un centro atipico, leggero, che rifugge i contatti dell'area piccola ed esce sul perimetro da dove colpisce con discreta continuità .

Insomma l’antitesi di quell’uomo d’area di cui c’era disperato bisogno a Boston e per di più con un contratto onerosissimo della durata di 5 anni ; se a questo aggiungiamo che il ragazzo aveva notevoli problemi fisici e che si è rotto quasi subito (giocando 17 sole partite tra regular season e playoff), senza incidere minimamente sulla stagione, si capisce come lo scambio non sia stato tanto vantaggioso per Boston.

Nell'ambito di questa trade è giunto al Fleet Center anche il ceco JIRI WELSCH, guardia ala dal potenziale tutto da esplorare, che in questa annata appena trascorsa non ha brillato certo per intensità  e continuità , a fronte di un elevato minutaggio nello spot di ala piccola titolare, lasciando parecchi dubbi sulla sua reale consistenza.

A dicembre altri due colonne della squadra di O’Brien hanno lasciato Boston in una trade che appare scandalosa anche al più novizio degli appassionati NBA : via TONY BATTIE ed il perno difensivo ERIC WILLIAMS, impacchettati e spediti in tutta fretta a Cleveland per nientepopodimenoche…. RICKY DAVIS, spettacolare schiacciatore, ma giocatore tra i meno incisivi, più egoisti e “perdenti” mai comparsi al Fleet Center ed ancor prima al Garden, peraltro con un contratto relativamente breve e poco oneroso.

Assieme a lui l'oggetto misterioso Michael Stewart, un lungo dal potenziale a dir poco modesto e Chris Mihm, classico esempio di lungo bianco che corre poco, salta pochissimo e incide mai (sigh…).

COACH O'BRIEN, dopo aver mandato giù a fatica la cessione di Walker, peraltro accettata senza creare tensioni col front office, alla notizia di questo scambio, certamente avvenuto senza il suo avallo, ha preferito dimettersi.

Le sue dimissioni sono state subito accolte da Ainge, che con l’occasione ha allontanato (doppio sigh…) anche l’esperto DICK HARTER, primo assistente di O’Brien e specialista della difesa, che aveva in precedenza lavorato ad Indiana alle dipendenze di Larry Bird… ancora corsi e ricorsi storici… .

La trade Mike James per Chucky Atkins e Lindsey Hunter, avvenuta nell’ambito del maxiscambio che ha portato a Portland Shareef Abdul Rahim, a Detroit Rasheed Wallace e ad Atlanta Bob Sura e Rebraca, è sembrata ugualmente povera di logica, se si esclude il fatto che attuandola i Celtics evitavano l'arrivo di Wallace a New York, rinforzando una diretta concorrente nella Atlantic Division.

A Boston, dopo aver tagliato e rispedito Hunter a vincersi l’anello a Detroit (ancora sigh…) , rimane almeno in casa un play esperto, anche se non di certo un all star, capace di favorire la maturazione del talento di Marcus Banks o tradabile per qualche altro giocatore di interesse.

Parliamo poi delle scelte nel Draft.
Il pick numero 15 recita AL JEFFERSON, virgulto proveniente dalla Prentiss High, scuola superiore di secondaria importanza, con in dote cifre assolutamente rilevanti (“quarantello” condito da 18 rimbalzi per allacciatura di scarpe, che per gli amanti della statistica sportiva costituisce “doppia doppia”).

D'accordo, gli avversari del liceo non erano irresistibili, ma per confermare la bontà  della scelta, ecco le cifre delle prime gare delle Summer Leagues attualmente in fase di svolgimento, che recitano una media di più di 10 punti e 10 rimbalzi a partita. Il ragazzo c'è e si farà , specie se saprà  dotarsi della doppia dimensione dentro-fuori, che al momento gli manca, essendo chiaramente giocatore d'area. Da rivedere nel medio periodo.

Differente il discorso per i prescelti al numero 24 e 25, le due guardie Delonte West e Tony Allen, entrambe sottodimensionate per il ruolo, con scarsa vena come suggeritori ma con chiara vocazione di realizzatori ; ciò fa di loro la più classica delle guardie nel corpo di un play, equivoco tecnico e tattico che fa tradizionalmente poca strada nella NBA.

Se poi si considera che Chucky Atkins e il promettentissimo Marcus Banks hanno pressappoco le stesse caratteristiche, è facile immaginare affollamento in questo ruolo, che si poteva certo evitare scegliendo altrimenti, un lungo di stazza, non una prima scelta che peraltro non c'era (Howard non Okafor non erano alla portata dei Celtics), diciamo un progetto da sviluppare alla lunga, magari un sette piedi come Araujo, Podkolzine, Harrison o Ramos; altrimenti si poteva rinunciare a scegliere magari in cambio di scelte future o qualche giocatore…

Capitolo coach: come detto, il pitiniano O'Brien è stato… dimissionato a metà  stagione e si è ora accasato nella città  dell'amore fraterno a gestire il talento e le lune di Iverson. L'interregno è stato gestito dall'assistente dell'assistente John Carroll, che ha raggiunto i playoff ed ha poi subìto un umiliante quanto previsto sweep da Indiana e ricevendo subito dopo la lettera di licenziamento.

Nella post season è stato ingaggiato come coach DOC RIVERS, che ai suoi tempi giocò in quegli Hawks, con Dominique Wilkins e Koncak, che sotto coach Mike Fratello andarono ad un passo da eliminare in casa Boston e che fu poi travolta dalla determinazione di Bird e compagni al Garden una quindicina di anni fa… amarcord !

Nel corso dell’esperienza maturata ad Orlando ha mostrato notevoli qualità  di insegnante e motivatore ; a Boston, ove lavorerà  con una squadra giovane, priva di stelle, se si eccettua Pierce ; è ora atteso ad un duro compito perché è chiamato anche a vincere in due anni, visto che l'ineffabile Ainge ha dichiarato lo scorso anno che intendeva riportare Boston alla vittoria e si dava tre anni di tempo, di cui uno è trascorso e la situazione non lascia presagire vittorie a breve.

La sensazione in questo momento è che se mai l’ex Celtic prendesse parte al programma ideato e diretto dal miliardario Donald Trump, The Apprentice, verrebbe immediatamente sanzionato da un meritato YOU'RE FIRED ! (sei licenziato !) prima che sia in grado di far peggio di quanto già  fatto, difficile ma possibile…

Contro di lui gioca la relativa incoerenza ed illogicità  delle scelte operate, benchè gli va concesso che il compito di rifondare la squadra con scarso potenziale economico, attraversando un cambio di proprietà , non fosse dei più agevoli.

Una buona notizia ed una mossa finalmente azzeccatissima è costituita dal rinnovo del contratto del sette piedi centro MARK BLOUNT, sorpresa di questa stagione, uno dei giocatori maggiormente migliorati nella lega, che ha prodotto cifre davvero considerevoli, specie se rapportate a quelle dell'anno precendente, ed alcune doppie doppie (punti e rimbalzi) di valore assoluto.

La trattativa appariva difficile per la dichiarata volontà  del giocatore, free agent, di seguire a Philadelphia il suo mentore O'Brien, ma gli argomenti di Ainge, (leggi effigi di presidenti morti a gogo) alla fine hanno fortunatamente prevalso; anche perché le finali 2004 hanno insegnato che un lungo saltatore ed agile di buon temperamento può limitare “centroni” alla Shaq.

Fin qui i fatti e sulla base di questi è giusto valutare l'operato di Ainge fino a questo momento; se si eccettuano la scelta di Jefferson ed il rinnovo del contratto di Blount, le strategie del buon Danny sono apparse nebulose, non si è ravvisato un operato coerente e nemmeno degli obiettivi chiari, al di là  delle dichiarazioni di facciata.

Pur dandogli atto del fatto che rifondare la squadra con scarso potenziale economico e tecnico a disposizione, per di più nel mezzo di un cambio di proprietà  (dai Gaston al duo Grousbeck-Pagliuca) non fosse facilissimo, la sensazione in questo momento è che se mai l’ex Celtic prendesse parte al programma ideato e diretto dal miliardario Donald Trump, The Apprentice, verrebbe immediatamente sanzionato da un meritato YOU'RE FIRED ! (sei licenziato !) prima che sia in grado di far peggio di quanto già  fatto, difficile ma possibile…

Pesano come macigni sulla sua testa il depauperamento tecnico del club causato dalle contropartite tecniche da lui ottenute e la scarsa mobilità  di mercato a cui queste scelte costringono ora Boston ; nessuna possibilità  di colpi grossi tipo T-Mac o Shaq o Kobe, per intenderci, ma solo aggiustamenti, che potranno comunque essere validissimi ma che difficilmente porteranno Boston alla finale in due anni.

Per quel che riguarda il parco giocatori, da valutare l’apporto che potrà  avere il ristabilito LaFrentz, ma non restate delusi se scopriste che questo centro atipico fosse limitato dai postumi dell’infortunio e fosse nel complesso incapace di incidere nel suo ruolo…meglio sarebbe scambiarlo, ma dove trovate la franchigia disposta ad accollarsi il giocatore, coi suoi acciacchi, le sue peculiarità  ed il suo gravoso contratto? Di Ainge purtroppo ce n’è uno solo… .

Non è poi difficile individuare come pedina di scambio Davis, capace di creare problemi nello spogliatoio di tutte le franchigie in cui è stato (e sono molte, troppe…); il compito di ottenere qualcosa di valido in cambio di Ricky non appare dei più agevoli anche perché i limiti del giocatore sono universalmente noti, tranne evidentemente che ad Ainge… poco male, il contratto è breve e Davis potrà  presto venir messo alla porta.

Eventualmente sacrificabile in operazioni di mercato appare Atkins, anche per dare spazio importante al meritevole Banks, per il quale questa 2004-05 può divenire la stagione della definitiva consacrazione ; sarà  importante poi vedere cosa sono in grado di offrire i giovani Perkins, West e Adams .

E Pierce? Appare fin troppo chiaro che nella situazione attuale “Double P” si trova a suo agio come un pesce fuor d’acqua : era l’uomo franchigia della squadra precedente a questa e ora recalcitra perché vede allontanarsi oltre la fine della sua carriera le possibilità  di vincere a Boston.

Va quindi rimotivato, circondandolo di un supporting cast all’altezza (e soprattutto in questa ottica va letto il prolungamento del contratto di Blount, anche se non ci si può certo limitare a questo), in grado di farlo vincere dove è ora, prima che il suo contratto scada e il ragazzo californiano prenda altre strade.

Oppure va lasciato andare ove possa vincere subito, per non averlo in casa scontento e magari avere in cambio un giocatore importante, magari un esterno di valore e personalità , giovane, motivato a crescere colla squadra.

Attendiamo dunque pazientemente che tutti i movimenti si compiano e allora si potrà  dare una valutazione più completa del lavoro di Ainge e della squadra, per capire se dall’inferno degli ultimi due anni, indegni per la tradizione dei Celtics, Boston sia in grado di tornare, vincendo o concorrendo per vincere.

Se no, ci sarà  da attendere molto e molto ancora prima di alzare un altro stendardo sul soffitto del Fleet Center e questo nessun vero appassionato di basket NBA se lo augura di certo.

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