Elogio alla cariatide

Karl Malone, un miracolo di longevità …

“Ed ecco la cariatide, che fra tutti e' il piu' lesto, ci sta proprio per questo, nel gruppo TNT!”

Lo ammetto, l'eta' che avanza mi rende piu' soggetto alla lacrima.
No, ancora non passo la serata a riempire Kleenex per le sorti di Elisa di Rivombrosa o per le eroiche gesta di qualche ex-velina carabiniera (per me la Canalis restera' sempre l'hobby preferito di Bobone Nostro, anche se adesso il CEPUcefalo stara' deliziando il reale augello in altri lidi) , pero' ci sono delle storie sportive che mi imidiscono il ciglio.

E qui entra in funzione Karl Malone da Sommersville Louisiana, ex gemello del “pick&goal” con Giovannino Stockton da Spokane, ed equivalente del beisbollaro Barry Bonds nella classifica individuale piu' importante ogni epoca: 'sti due nonnetti, titolari entrambi di un fisico che farebbe sospirare anche delle 18enni fanatiche di palestrati, si fanno da mesi beffe dell'anagrafe e proseguono imperterriti nelle rispettive marce di avvicinamento: il titolo per il novello angelino, la classifica all time delle palline fuori dal parco per il nipotino di Willie Mays.

Oh, qualche integralista del tifo mi stara' gia' facendo le pulci: ma com'e', dannato sudtirolese, che tu un giorno ti professi celtico fino al midollo e poi mi dici che parteggerai per gli odiati Lacustri?

Allora vengo a spiegare:
1. a parte il fatto che devo gia' sopportare il mio idolo assoluto ogni epoca (passata, presente e futura) che fa il GM da un altra parte e viene inquadrato attaccato ad una ringhiera che non muove un ciglio mentre Reggie Miller gli decide gara 1 con una spingardata delle sue (ma cosa ti gira nelle vene Larry, il Paraflu???)
2. a parte che l'uscita 0-4 nei playoff dei biancoverdi ha aggiornato il termine di paragone alla voce “squadra materasso in postseason”, con conseguente rutilazione delle sfere atte a contenere materiale riproduttivo.
3. a parte che Shaq mi sta simpatico, ed e' una roba che non controllo, quindi non so che cosa farci

Mi sento quindi autorizzato a simpatizzare per questi signori, senza peraltro snaturare la mia simpatia per il trifoglio.

Quindi forza Postino, continua cosi', cerca di limitare anche il Bigliettone, che tanto poi il resto te lo fanno Gozzillone 34 e Monna Lisa del Kobe 8, che di ritorno dalle gitarelle nel Colorado riesce sempre a fare delle robe che ti fanno dubitare del suo appartenere alla specie umana.

Gia' che ci sono, mi attiro un po' di frizzi, lazzi e gesti istrionici (cit), e pontifico Lakers e Pistons in finale dopo 6 gare, cosi' siete tutti autorizzati a spalmarmi di “collla vinilica” nel caso il mio pronostico vada in Piazzale Loreto.

Ma siccome i vecchietti delle cui gesta val la pena di parlare non sono terminati, vado avanti.

C'e' un lanciatore al quale sono clamorosamente affezionato: e' un texano, uno che ha fatto chiamare i suoi 4 figli con nomi che cominciano con la K (sarebbe come se i figli di Baggio si chiamassero G-iacomo, G-iovanni, G-iulio solo perche' G e' come goal), quindi uno che ragiona tutto a modo suo.
Uno che gioca tutta una carriera nei Boston Red Sox, squadra con una pressione ed una astinenza da vittorie che fanno sembrare l'Inter ed il suo 5 maggio una bazzecola.

Uno che il 25 ottobre del 1986 lanciava partente in gara 6 di finale, ed e' arrivato ad un fiato di vento dall'essere “uno degli eroi” (vi risparmio il finale della Storia, ma se volete fare del male a Nicola Bonato, vero guru beisbollaro presso Play It, e storico tifoso delle calze rosse, portatevi 2 fiaschi di nero, di quello buono, fateglieli scolare e poi lasciatelo raccontare).

Uno che, a meta' degli anni 90, viene dato per finito e, dopo essersi accasato a Toronto, fa la mossa che lo fara' mettere nel libro nero dei tifosi BoSox di cui sopra, cioe' andare agli Yankees.

Uno che con i Pigiami vince 2 titoli e fa 4 finali, lanciando in certe situazioni come quando era giovane, e diventava inavvicinabile, ovvero “The Rocket”.

Poi, lo scorso anno, dice basta, saluta e ringrazia, “torno nel mio Texas”….
Ma nel Texas se c'e' una cosa che non manca sono le squadre di Baseball, e gli Houston Rockets ci provano, gli dicono “sei vicino a casa, ti abbiamo preso un amicone (Andy Petitte) lancia quando vuoi”…… e lo convincono a ritirarsi dal ritiro.

Naturalmente 'sto vecchietto ha 41 anni suonati, e non e' che il tempo si fermi… per i soli parziali, nelle prime 7 apparizioni sul monte, Roger Clemens colleziona 7 vittorie, oggi e' ancora il miglior lanciatore delle Leghe Maggiori e meno male che nell'ultima gara lo hanno toccato di brutto, altrimenti scomodavamo la questione “Cocoon”.

Anche per lui il tempo che passa e' un concetto tutto da verificare.

A questo punto stavo cercando un modo carino e simpatico per chiudere il sipario su questo “elogio al nonnino”, ma lo sport, che sceneggia meglio di chiunque altro ad Hollywood, mi costringe ad allungare il brodo.

Il 18 maggio scorso succede una cosa che, negli sport USA, viene classificata come “evento”: Randy Johnson, un 40enne spilungone che di mestiere spara proiettili per conto degli Arizona Diamondbacks, lancia un “perfect game”.

Esibizioni di Kevin Kostner a parte, questa cosina era successa solo altre 16 volte nella storia della Lega (162 partite all'anno, 30 squadre, 100 e passa anni…… fate voi i conti), anche perche' nascondere la pallina a 27 battitori assatanati di fila e' una roba di fatto impossibile.

Questo diavolo con i baffi (che qualche anno fa stese anche un povero volatile con uno dei suoi missili) ha fatto una cosa semplicemente grandiosa, specialmente alla sua eta'. Tanto per darvi un'idea, il suo ultimo lancio, quello dell'apoteosi, si e' stampato nel guando del catcher a 98 MpH, velocita' sufficente per beccare 150 Euro di multa e 2 punti in meno sulla patente…

Il nostro adorabile 40enne, dopo gli ovvi festeggiamenti dei compagni (che lo trattano con adorazione, perche' il tizio e' pure una pasta d'uomo) si e' presentato in sala interviste tutto tappezzato di borse del ghiaccio, ed ha risposto con la serenita' di uno che ha avuto una giornata normale.

Ai giornalisti che gli ricordavano come questa spaventosa performance cadesse 14 anni dopo il suo “no-hitter” (un po' di enciclopedia: no-hitter vuol dire nessuna valida a segno, perfect game ci aggiunge anche nessuna base per ball, quindi ancora piu' “impossibile”), ha risposto che quella prestazione era ben lontana dalla perfezione, perche' al tempo era un lanciatore selvaggio, senza molto controllo sulla pallina…Buonasera!!

Adesso passo e chiudo, altrimenti finisce che un hockeista 40enne mi segna 6 goal in una partita e mi costringe a riaprire il pezzo.

Il consiglio per tutti e' quello di trattare i vecchietti sempre con rispetto, perche' nessuno puo' mai sapere chi si nasconde sotto…

A presto!!!

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