‘Got Game & Da Rain City

Ray Allen deve dimostrare di essere una superstar, non solo un ottimo giocatore…

I Playoff NBA 2003 non hanno visto all'opera un grande personaggio del mondo NBA. Singolare poi il fatto che questo personaggio avesse da poco abbandonato una squadra che senza di lui è comunque approdata alla tanto agognata post season, ma sotto la supervisione dell'esperto e paziente Gary Payton, arrivato ai Milwaukee Bucks nella più importante trade della stagione.

Trade che, per l'appunto, ha visto privarsi i Bucks del loro giocatore-icona; rimpiazzato almeno sul campo ma sicuramente non nel cuore dei tifosi dallo spumeggiante playmaker ex-Seattle, che ha così ritrovato il coach che lo portò alle finali nell'era Kemp.

Ray Allen, il ragazzo modello, persino pseudo-attore cinematografico, nonché uno dei migliori tiratori dell'intera NBA, ha cambiato aria. E fa uno strano effetto non poterlo osservare nella parte più gustosa della stagione, alla quale avrebbe probabilmente avuto accesso se fosse rimasto alla corte di George Karl, il quale pare essersi risollevato dopo la figuraccia ai Mondiali in coppia con Popovich, dalla quale è riemerso anche grazie al notevole contributo di Ray.

Alla prova dei fatti, Allen ha disputato più di metà  della stagione regolare con la stessa casacca che portava dal lontano 1996, anno dell'esordio di Ray nel massimo palcoscenico cestistico del mondo, del quale si sarebbe rivelato uno degli elementi più positivi e "politically correct".

D'altra parte, il bizzarro gioco delle Conference, sempre più squilibrate tra loro, ha fatto sì che i Sonics ridimensionassero le proprie pretese perlomeno per l'attuale stagione, e pensassero a quella ventura, seppur privi di un importante tassello quale Desmond Mason.

Nell'ottica dei tifosi di Seattle questa è una sorta di piccola rivoluzione, in considerazione del fatto che se a Milwaukee il trio delle meraviglie Allen - Robinson – Cassell si era già  smembrato in estate, i Sonics si sono trovati ad essere assolutamente privi di punti di riferimento, e Allen è stato eletto "guida" quasi d'ufficio, soprattutto vista la presentazione di Allen al pubblico della Key Arena, che ha ottenuto dal numero 34 prestazioni di altissimo livello, ma solo limitatamente alle 29 partite che restavano alla fine della regular.

Già , il numero 34, almeno quello, lo ha conservato, ma ora la divisa è di un verde sgargiante al quale forse non siamo ancora abituati, probabilmente perché non abbiamo avuto abbastanza tempo utile per poter reagire al colpo d'occhio, che nel caso specifico è stato notevole.

Non più cori all'indirizzo del numero 20, ma applausi al 34, che nei primi sette giorni in maglia gialloverde è stato nominato miglior giocatore della settimana, per effetto di medie che lo portavano, al momento, sensibilmente vicino alla tripla doppia di media, che ha sfiorato fin dalla sua prima apparizione in compagnia di Rashard Lewis e soci, per poi realizzarne una vera e propria di lì a poco: contro i Lakers, in un eclatante 107 a 90, nella quale occasione tra l'altro il grande tiratore Ray Allen collezionò un buffo 3 su 11 dalla lunga distanza" senz'altro una circostanza non comune, dato che il giocatore in questione è forse il miglior tiratore da tre dell'intera NBA"

Questo elemento potrebbe servirci per spendere due parole relativamente all'importanza di questa abilità  nel gioco di Allen, che spesso e volentieri si applica con successo a questo tipo di soluzioni, che vengono sovente ricercate da tutto il resto della squadra. Quindi può anche accadere che il nostro non sia per nulla in giornata e continui ostinatamente a bombardare il canestro, più per principio che per reale convinzione, tanto che l'abbiamo visto addirittura in serate da 1 su 10 (vedi contro Utah lo scorso 5 marzo) per poi metterne tranquillamente 7 in altrettanti tentativi , e in più di un'occasione.

Ora, Allen non è un giocatore umorale , e forse è stato semplicemente condizionato dal cambio di ambiente, visto che nella breve permanenza a Seattle ha tirato da fuori con il 35%, mentre in carriera ha, di media, il 40 %; dunque non è un dato allarmante e va rivisto e confrontato anche alla luce delle grandi statistiche fatte registrare da Allen in questo rush finale: i 24, 5 punti sono il bottino più alto che avesse mai fatto registrare, in confronto al resto della carriera e ai 21, 3 delle 47 apparizioni con Milwaukee; 5, 9 assist rispetto a 3, 5 e 5, 6 rimbalzi rispetto ai 4, 6 dell'ultimo periodo Bucks. E poi solo una volta ha mancato la doppia cifra, proprio contro quei Rockets, giovani e sfortunati, che con un record così ad est avrebbero pressoché dominato, discorso che vale anche per gli stessi Sonics.

A maggior ragione, per tutti questi elementi, Allen non è un giocatore lunatico, quanto piuttosto una certezza su cui vale la pena di puntare per un futuro più o meno prossimo, nel quale coach McMillan si pone come obiettivo principale quello di agguantare la post-season, impresa non poco complicata ad Ovest. E se c'è Allen a disposizione, che si parta da lui per perseguire ogni plausibile traguardo.

Il 34 è affidabile, non solo sul parquet. E' un ragazzo modello, senza sbandate né alzate d'ingegno, e chissà  che non sia stato proprio questo motivo a portargli la prestigiosa convocazione del Dream Team, che storicamente ha sempre preferito soggetti con la testa a posto piuttosto che geniacci ribelli che avrebbero potuto intaccare il nome della NBA.

Questo futuro, tra l'altro, non lascia intravedere nulla di preciso, di ben delineato : come sempre le premesse ci sono e sono buone, ma per quanto Allen sia a questo punto una star della NBA e l'ambiente sia ricco di spunti, sarà  necessario un grosso lavoro da parte di signori come Brent Barry o Lewis , che è tenuto a confermarsi ancora una volta sullo standard cui ci ha abituati se non addirittura a qualcosa di più, e poi i vari Drobnjak, Radmanovic e il vecchio Elden Campbell, che potrebbe davvero rappresentare un'arma molto utile sotto i tabelloni" ma tutto dipende dall'impatto di Allen sulla stagione, ma stavolta dall'inizio.

Non sarà  per nulla facile, perché se ad Est bastava il 50 % per assicurarsi l'ottavo posto, ora sarà  di vitale importanza superarlo, e non di pochissimo.

Poi, dal punto di vista dei riconoscimenti individuali, dovrebbe essere divertente per Allen cercare di partecipare ancora una volta all'All Star Game, senza interrompere la striscia iniziata nel 2000 e ancora in corso, ma sempre tra le fila della Eastern, per antonomasia ricca di guardie ma poverissima di lunghi, che nell'affare Payton ha pure guadagnato un playmaker, come se il reparto non fosse già  abbastanza fornito"

Ma il punto nodale è sempre lì, senza via d'uscita. Perché è lecito aspettarsi una stagione di Allen a grandi livelli, ma sul "quanto grandi" ci sarebbe da discutere"

Magari a Seattle si accontenterebbero di poco. Magari anche solo di un ottavo posto"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *