Most Improved Player 2003

Arenas saluta i tifosi dei Warriors, sarà  un addio o un arrivederci?

Per quanto avesse fatto scalpore il premio a McGrady di qualche stagione fa, forse con il proverbiale senno di poi T-Mac era davvero il più migliorato, in questa successione di parole apparentemente sgrammaticata, ma inevitabile.

Almeno ora abbiamo la certezza che il numero 1 in maglia Magic non riceverà  più il riconoscimento in questione, e avranno finalmente spazio quei giocatori-rivelazione che tanto poco spazio hanno avuto nelle stagioni passate, e che, a differenza di T-Mac, migliorano sensibilmente, ma non mostruosamente.

Diversi sono i nomi all’ordine del giorno: si parte con Matt Harpring, Utah Jazz e tutto ciò che ne segue (vale a dire gerarchie complesse e sistema di gioco poco predisposto a varianti, per quanto Kirilenko abbia giovato al team…); si prosegue con Ricky Davis,che si presenta con un biglietto da visita che sfora oltre il ventello, la statistica forse più ambita in assoluto nell’immaginario collettivo riferito alla NBA; Gilbert Arenas ha dalla sua otto punti di media in più rispetto ai 10.9 della passata stagione,nonché un notevole incremento alla voce assist; e poi ancora il sophomore Troy Murphy in quel di Oakland, dove si è prepotentemente inserito come rimbalzista di grande carattere, oltre ad aver pressoché raddoppiato i propri punti per gara ed aver alzato praticamente tutte le statistiche relative alle percentuali.

Ci sarebbe anche qualcun altro, il cui grande progresso è stato mentale e non tanto statistico, leggasi monsieur Tony Parker,che ha fugato tutti i dubbi di inizio stagione sul fatto che potesse essere un’altra specie di Tinsley con mentalità  da Eurolega e magari non da playground ed è stato autore di una stagione che si sta evolvendo in maniera interessante anche nella post-season, e nella quale potrebbero pesare molto i suoi 15,5 punti e 5,3 assist, specie considerando il declino fisiologico dell’Ammiraglio, e al contempo la necessità  di Duncan di avere un partner di qualità . Se ci aggiungiamo che è francese…

E poi chi avrebbe mai pronosticato a Jason Williams un’annata tanto “moderata”? Hubie Brown dovrebbe saperne sicuramente qualcosa, e anche se sarebbe legittimo non aspettarsi un bis per il 2004 visto il soggetto, la speranza è l’ultima a morire, nei limiti del possibile… dal campo la faccenda si farebbe piuttosto vergognosa, ma il salto di mentalità  è stato notevole, e se la stagione dei Grizzlies si è addolcita dopo il catastrofico inizio, senz’altro è stato merito suo; in caso vi siano ancora perplessità  si prega di controllare il fatturato assist/palle perse, e le apposite graduatorie, prima fra tutte quella relativa agli assist (8.3 a sera)…

Anche mister Richard Jefferson da Arizona ha imparato a giocare benino, e si sta divertendo da pazzi nel Flying Circus dell’altro Giasone e di Kenyon Martin. Da ala ha gli stessi punti di Parker, e chiaramente più rimbalzi ma meno assist; interessante la percentuale dal campo, così come la sua seconda partecipazione ai play-off in due stagioni da pro, nelle quali il ragazzo ha dimostrato di non essere solo uno straordinario atleta, ma di avere anche altre caratteristiche degne di attenzione.

Tuttavia il cerchio deve necessariamente restringersi, e Chauncey Billups neppure dovremmo menzionarlo, perché per quanto abbia accresciuto la propria media punti (da 12,5 a 16,2) con tre minuti di utilizzo in più rispetto alla scorsa stagione nelle fila dei Wolves,in sostanza l’abbiamo visto proseguire l’andazzo del 2002, anche dal punto di vista delle cifre, per il resto invariate o mutate di poco (percentuale dal campo, da tre, liberi…).

Quanto a Jamaal Magloire, sponda New Orleans, anche la sua candidatura appare piuttosto velleitaria dato che, pur essendo diventato una certezza in una squadra di livello come gli Hornets, le sue statistiche sono comunque aumentate in maniera contenuta,e con dieci minuti in più d’impiego era legittimo aspettarsi,da un lungo del suo calibro,qualcosa di più rispetto a 8,5 punti e 5,6 rimbalzi. Dunque non suscitano troppo clamore i 10,3 punti e 8,8 rimbalzi dell’annata appena terminata. Ad ogni modo nei play-off si sta mantenendo costante; tanto di guadagnato per coach Silas.

Last but not least,sempre impegnato nella post season è il secondo miglior difensore della Lega: Ron Artest, con 15,5 punti e 5,2 rimbalzi, ma costretto a limitarsi dopo una prima parte di stagione scoppiettante, causa il prepotente ritorno sugli scudi di Reggie Miller.

E ci piange il cuore,ma per esclusione il premio non potrà  andare ad alcuni dei menzionati.
Ricky Davis, tanto per dire. Non che abbia avuto una condotta riprovevole, ma certamente la sua stagione è stata macchiata dalla famosa mancata tripla doppia, evidentemente fin troppo cercata, per il quale è stato severamente bacchettato dalla Lega, come sempre attentissima a non perdere anche solo un briciolo di prestigio. Dunque potrebbero non bastare i prodigiosi voli che ci ha mostrato; in tal senso rimarrebbe comunque una delle più piacevoli sorprese della stagione.

Analogamente Jason Williams non è certo il prototipo del perfetto giocatore NBA, quanto piuttosto una riproduzione di Eminem altrettanto riottosa e senz’altro più spettacolare, elemento che non depone totalmente a suo favore, specialmente in considerazione delle statistiche, che non sono praticamente cambiate se non per le palle perse. Vorrà  dire che, per questa volta, ci limiteremo ad apprezzarne la leadership ritrovata e forse mai del tutto repressa.

Rimarrebbero Harpring, Arenas, Murphy, Parker… elenco ancora troppo vasto, crudelmente da sfoltire. Meglio, o semplicemente più indolore, appellarsi al beneficio del dubbio, e lasciare il verdetto a chi di dovere.

Vinca il migliore.

[Ndr: è ufficiale, il premio va, meritatamente, al grande Gilbert Arenas di Golden State, che batte 288 voti a 234 Matt Harpring di Utah. A seguire Murphy e Parker…]

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