Carpe diem, quam minimum…

Ron Artest, un duro se ce n'è uno…

Tanto per sfatare un mito,di cui si era parlato di recente in un pezzo sui Sonics di McMillan, Jerome "Sexy" James non è il giocatore in assoluto più "popolare" per le sue prestazioni, o dimensioni che dir si voglia.

Tutto questo non certo per esprimere solidarietà  nei confronti di chi, da madre Natura, è stato penalizzato ingiustamente, ma per rendere onore a chi si guadagna approvazione per ciò che effettivamente sta facendo. Come al di fuori dell'ambito puramente cestistico Jerome James è noto solo per leggende metropolitane e c'è chi invece, in silenzio, vive le proprie "avventure", così sul parquet il contributo di giocatori "operai", incarnati perfettamente dalla figura di Ron Artest, è decisamente più incisivo di quello di un pivot di poco spessore alla Jerome James.

C'è senza dubbio molto di Artest nel clamoroso inizio dei Pacers di Thomas, sempre più sulla famigerata cresta dell'onda, per effetto di un gioco frizzante ed al contempo concreto, che ha permesso ad Indiana di infliggere ai Mavs la prima sconfitta della loro stagione.

Ora, dal punto di vista etico, entra in questione un intrigante dilemma che da sempre incuriosisce gli appassionati, che forse tuttora non saprebbero quantificare l'importanza di cosiddetti "giocatori chiave" nel rendimento di un team. Ma se tali giocatori producono quasi 16 punti a partita, tirano dal campo con il 46 % e recuperano un'infinità  di palloni, forse è possibile farsi un'idea più solida di quanto un Ron Artest possa essere d'importanza fondamentale per gli Indiana Pacers.

Non c'è troppo bisogno di analizzare i gialloblu, la loro partenza travolgente ha sbalordito tutti, soprattutto le rivali ad Est, che credevano di poter considerare Indiana tra le squadre in lizza per acciuffarsi un posto play-off all'ultimo momento, com'era accaduto all'ultima stagione. Senza Reggie Miller era anche una supposizione legittima"

Se non che il prestante Artest è riuscito, almeno in questo avvio, a dare luogo alla più classica delle esplosioni, dimostrandosi all'altezza di condurre un organico pieno di validissimi uomini come quello di Isiah Thomas. E non si può certo dire che abbia smesso di difendere ;ad oggi è ancora ritenuto uno dei difensori più arcigni dell'intera NBA, ed i recuperi sono ormai diventati una sua peculiarità , dato che come minimo ne ha avuti 1,65 a incontro nella sua stagione d'esordio, con i Chicago Bulls di Tim Floyd, non meno leggendari di quelli di Phil Jackson.

Artest non si presentò affatto male ai grandi profeti della palla a spicchi, concludendo la sua prima annata con 12 punti a partita, 4.5 rimbalzi e 2.8 assist, cifre discrete ma non invidiabili, che gli permisero tuttavia di essere incluso nel secondo quintetto di rookies per la stagione 1999-2000.

Ma tutti, fino a questa stagione, avevano ormai idealizzato l'impiego di Artest come quello di un secondo violino, certi che avrebbe proseguito sulla falsariga delle sue prime tre stagioni. D'altra parte, chi l'avrebbe mai ponderato?

Mai un'alzata d'ingegno che durasse per più di una singola partita, mai troppi punti, mai molti rimbalzi o molti assist, nessuna caratteristica di spicco oltre alla difesa. E ai Bulls era stato parzialmente messo in ombra dalla figura più affidabile ed efficace di Elton Brand, così come era bastato l'arrivo di un paio di giovani promesse come Chandler o Curry a distogliere da Artest qualsiasi tipo di attenzione.

Poi il passaggio ad Indiana, con Brad Miller e Ron Mercer, in cambio di Rose e Best, non più giovani e non certo indispensabili per Thomas, che si privava di un giocatore assolutamente di livello, Jalen Rose, ma per effetto del quale il clima nello spogliatoio dei Pacers non era affatto tranquillo, perché monopolizzato dai suoi sfoghi da prima donna.

E Artest è arrivato senza pretese, etichettato come un buon difensore e nulla di più, che in una ventina di minuti avrebbe dovuto portare un po' d'impatto fisico e qualche punto se ne fosse capitata l'occasione. Per poi rivelarsi una piacevolissima sorpresa"

Un gioco intenso e senza troppi fronzoli, partite di quantità  incredibile e senza mai un attimo per riprendere fiato, mentre il suo ruolo in attacco era molto limitato dalle numerose opzioni di cui Indiana poteva servirsi nelle più svariate circostanze, non ultimo Reggie Miller, la vera icona della squadra, ma anche Jermaine O'Neal o lo stesso Brad Miller, protagonista di un incandescente finale di stagione, proseguito non proprio al meglio nei play-off.

Ora, il fatto significativo non è che abbiano proposto più volte Artest come miglior difensore della NBA, bensì un bilancio complessivo che forse potrebbe addirittura "risentire" del recente ritorno di Reggie Miller, che ha compromesso in parte i numeri ed il minutaggio di Artest.

Quello che sorprende sono i 16 punti a partita, che sarebbero stati sicuramente di più senza il signore in maglia 31, che non possono essere il risultato di giocate -esclusivamente- di quantità . Qualitativamente il salto è sembrato più evidente, ma verrebbe da chiedersi per quale strana ragione un ragazzo con un simile potenziale sia rimasto all'oscuro per così tanto tempo, senza che nessuno avesse la minima idea delle sue doti offensive.

E allora probabilmente la causa prima di tutto è Thomas che l'ha investito della carica di leader temporaneo, il quale non può dire di no al suo uomo più rappresentativo, Reggie Miller, ma si sentirà  forse anche riconoscente nei confronti della sua guardia di riserva, senza dubbio il principale artefice dell'ottimo record di Indiana fino ad ora, ad un quarto della stagione regolare.

Anche se, a dire il vero, c'è stata una leggera flessione del rendimento dei Pacers" per carità , nessuno sta dando qualche colpa al ritorno di Capitan Miller, ma se ora Artest rappresenta uno dei giocatori "più migliorati", non è escluso che, viste le ultime prestazioni, non possa diventare uno dei "migliori", nonché pezzo pregiato delle prossime trattative.

Forse Artest non l'avrebbe mai immaginato quando da ragazzino giocava insieme a Lamar Odom ed Elton Brand e non aveva idea alcuna sul suo futuro. Non l'avrebbe immaginato a St.John's, non l'avrebbe neppure supposto dopo il suo primo biennio ai catastrofici Bulls.

Ha cominciato a pensarlo agli scorsi playoff, ha iniziato a sospettarlo con l'infortunio di Reggie Miller, l'ha fortemente dubitato quando ne ha messi 27 ai Knicks l'8 di Novembre, e forse ci ha anche un po' creduto nella tre-giorni di festa per il suo ventitreesimo compleanno (13 Novembre), quando tra il 12 e il 15 ne ha fatti 22 a Cavs e Bucks, per due importanti vittorie.

Perché anche se Reggie Miller sta giocando e segnando meno del solito (11,5 punti di media), non possiamo affermare con certezza che questo sarà  l'andazzo di tutta stagione, e per una volta sarebbe pure opportuno valorizzare i giovani, che per affermarsi a livello personale avranno pure bisogno di un bel contesto nel quale operare, a patto che mantengano la loro autonomia.

Per Artest, sempre partito in quintetto in queste prime 20 partite, mai meno di 8 punti in una singola apparizione, con un massimo di 27, mentre gli altri season high parlano anche di 12 rimbalzi e 7 assist, in presenza di vari Tinsley, O'Neal, ma anche Mercer, Harrington e Bender, tutti, a ragione, in lotta per qualche minuto in più.

Come tipologia di giocatore Artest potrebbe ricordare Doug Christie, che ha nove anni in più e gli rende tre centimetri, un buon tiro da tre e tanta difesa, con la differenza che a Sacramento Christie non avrà  più un'occasione "della vita" come quella che sta vivendo Artest, per il quale non sarebbe un'eresia pronosticare almeno altri quindici anni di carriera. Giusto per arrivare all'età  di Reggie Miller e cedere lo scettro del comando"

E tutti i secondi violini, che si sono nascosti o sono stati costretti a farlo, identità  represse dal disinteresse altrui, non si perdano d'animo. Perché la "possibilità " decantata in ogni intervista dal calciatore medio di serie A (quello che ringrazia il mister e la società  per la fiducia) potrebbe essere dietro l'angolo.

Se poi preferite una vita senza assilli, né responsabilità , potete sempre evitare di esporvi nelle grandi platee e godervi lo spettacolo dalla poltrona, o dal televisore, nel più tranquillo anonimato.

Prima di farlo però, pensateci almeno un miliardo di volte.


"Preferisce un giorno da leone o cento da pecora ?"
"Non se ne potrebbero fare cinquanta da orsacchiotto ?"
Massimo Troisi

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