La sfida di Landon Donovan

L'attaccante della Nazionale USA Landon Donovan con la maglia numero 9 dell'Everton

Dovremmo vederlo esordire con la maglia numero 9 dei Toffees (appartenuta a miti del calcio inglese quali Dixie Dean e Andy Gray) già  sabato all'Emirates, il regno dell'Arsenal di Arséne Wenger. Parliamo ovviamente di Landon Donovan, attaccante della Nazionale USA (42 gol in 120 partite per lui) e dei Los Angeles Galaxy, giunto in prestito all'Everton da pochi giorni per tenersi in forma in vista dei Mondiali, e dove rimarrà  sino a marzo, per poi tornare in tempo per il via alla stagione MLS.

Non sara facile però per Donovan iniziare dall'Arsenal, considerando che è appena arrivato e che si troverà  di fronte un avversario che all'andata – nella prima giornata – ne ha rifilati all'Everton ben 6 (a 1). Ma l'assenza di Victor Anichebe e (forse) Louis Saha (infortunati) - oltre a quella del brasiliano Jo, in punizione per il ritardato riento – costringerà  David Moyes a rischiare subito lo US Soccer Player of the Year, che non gioca un match competitivo dalla finale di MLS Cup di fine novembre, in cui sbagliò un rigore decisivo.

Non è la prima volta per Donovan in un campionato straniero. L'americano infatti è passato già  due volte per la Bundesliga - prima col Bayer Leverkusen e poi col Bayern Monaco l'anno scorso - con risultati altalenanti: troppo giovane nella prima esperienza al Bayer, in cui è rimasto preda di una saudade californiana che lo ha riportato presto a casa, nel caso del Bayern, dove era stato fortemente voluto da Jurgen Klinsmann poi esonerato, ha forse pagato l'imposizione del suo nome da parte dell'allenatore.

Sarà  invece la prima volta in Premier League, di cui certo ha parlato molto in questi mesi con David Beckham, col quale il rapporto è ormai ricucito (Donovan si è scusato pubblicamente) dopo le critiche espresse nei confronti dell'inglese nel libro The Beckham Experiment. E la Premier League sembra forse il posto più adatto (o forse era meglio la Spagna?), almeno per il fatto che la lingua è la stessa, che troverà  un suo connazionale in squadra (il portiere Tim Howard) e altri compagni di Nazionale in giro per la lega. Gente di grande esperienza come i portieri Brad Friedel (Aston Villa) e Marcus Hahnemann (Wolves), o più giovane ma in grande crescita come Clint Dempsey (Fulham), il vice di Friedel al Villa Brad Guzan, Jozy Altidore (Hull City), Jonathan Spector (West Ham) e forse anche Stuart Holden, attualmente in prova al Burnley.

E proprio Clint Dempsey dovrebbe essere preso a modello da parte di Donovan. Deuce, 27 anni a marzo, è al terzo in Premier con la maglia dei Cottagers, dove è arrivato allontanando ogni proposta e ogni voglia di rimanere in MLS e dove è sopravvissuto già  a tre diversi allenatori e a tante difficoltà . Un po' l'inverso di Donovan, che ha invece sempre preferito il calore della California del sud e la "sua" MLS, di cui è da anni re incontrastato o quasi.

L'intenzione di Dempsey invece è sempre stata quella di crescere e migliorarsi come calciatore e come uomo, e aveva capito che per riuscirci avrebbe dovuto uscire dalla comfort zone americana per una sfida che lo avrebbe potuto rendere un calciatore di livello internazionale. E il risultato è oggi davanti a tutti. Roy Hodgson non può fare a meno di lui, come anche il CT della Nazionale USA Bob Bradley, e la scorsa settimana la Gazzetta ha addirittura nominato l'ex New England nel Best XI della prima parte di Premier League 2009/10. Non male per uno cresciuto in una roulotte giocando con ragazzini figli di immigrati clandestini dal Messico. Ne ha fatta di strada Dempsey, guadagnandosi il rispetto di colleghi e osservatori di tutta Europa.

Dall'altra parte Landon Donovan è visto dagli stessi come un punto interrogativo, uno buono solo a fare il fenomeno nella MLS e a tirar fuori sprazzi di classe con la Nazionale. Ma niente più. Troppo dura l'Europa per lui, quest oil giudizio della maggior parte degli osservatori, viste le esperienze precedenti. Quando poi uno come Hermann Gerland (vice di Jupp Heynckes e poi di Louis Van Gaal) tira fuori un giudizio come quello in cui ha detto che dopo aver visto Donovan in allenamento e in partita non lo avrebbe fatto giocare nella squadra riserve dei bavaresi, allora sì che è dura dimostrare il contrario. Purtroppo spesso Donovan col Bayern è sembrato un corpo estraneo, completamente fuori dal gioco e in un ritardo di condizione che a volte ha reso le sue prestazioni imbarazzanti. Se poi andiamo indietro fino al 2005, quando tornò per l'ultima volta al Bayer Leverkusen, le cose andarono ancora peggio. Sono in molti lì a ricordare un ragazzo completamente fuori contesto in campo e fuori.

Ma sarà  diverso stavolta. Deve essere diverso. Per l'ormai 27enne Landon Donovan è infatti probabilmente l'ultima occasione reale (lo scrivevamo già  quattro anni fa)in cui poter mostrare di essere qualcuno anche nel calcio d'alto livello, di poter essere decisivo anche nel più importante campionato del mondo, per di più con una squadra non certo d'alta classifica. La speranza è che in queste 10 settimane sul Merseyside tenga a mente quanto sono stati capaci di fare i vari Clint Dempsey e prima di lui Claudio Reyna, DaMarcus Beasley (più al PSV che al Manchester City o ai Rangers) o anche John Harkes, il pioniere degli americani in Premier. Le volte precedenti è mancato il carattere a Donovan, incapace di superare le avversità  normali di un campionato come la Bundesliga, duro quanto la Premier League o la Serie A.

Quanto fatto sino ad oggi e quanto farà  in future con la Nazionale USA conta eccome. Ma non potrà  mai definirsi un giocatore di livello internazionale se non mostrerà  di avere una tenuta mentale e fisica adeguata alla Premiership. In sintesi dovrà  provare di essere almeno" Clint Dempsey.

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