Il baseball a Washington

Walter Johnson, the Big Train.

Qualche settimana fa, Bud Selig, commissioner del Major League Baseball, ha annunciato il prossimo trasferimento dei Montreal Expos, che dalla prossima stagione disputeranno le loro partite interne a Washington: per la prima volta dopo 33 anni (quando i Senators abbandonarono proprio la Capitale degli USA per il Texas), una franchigia delle majors cambia residenza, per spostarsi in un'altra sede; grazie a questo trasferimento, Washington potrà  riabbracciare il massimo campionato di baseball, diventando l'undicesima città  che attualmente ospita almeno una squadra in ognuna delle quattro discipline maggiori.

Anche se in pochissime occasioni i tifosi di Washington hanno provato momenti felici, l'eredità  storica della Capitale è comunque significativa: in questo articolo, cercheremo di presentare una breve storia dei Washington Senators, soffermandoci particolarmente sulle World Series del 1924, le uniche vinte dalla squadra della Capitale.

Nel XIX secolo, Washington aveva ospitato alcune compagini di major league, tra cui i Senators, che dopo il debutto nella American Association nel 1891, si trasferirono dodici mesi più tardi nella National League; purtroppo nel 1899, in seguito alla contrazione che ridusse il numero di squadre da dodici a otto, i Senators terminarono la loro esistenza.

Due anni più tardi, quando Ban Johnson e la American League sfidarono la potente National League, Washington fu premiata con una nuova franchigia: il nome scelto per questa squadra fu Nationals, che tuttavia non fu mai particolarmente apprezzato dagli appassionati; i tifosi, infatti, preferivano lo storico nickname Senators, anche se questo diventò ufficiale soltanto nel 1956

(Per comodità , in questo articolo verrà  sempre utilizzato Senators)

I primi campionati disputati dai Senators furono estremamente complessi, tanto che fin dall'inizio si poté intuire che questa squadra avrebbe occupato le ultime posizioni della classifica con una preoccupante regolarità : per i primi dieci anni, l'ultimo o penultimo posto furono delle costanti assolute.

Tuttavia, nel 1907 e nel 1911, i Senators accolsero tra le proprie fila due personaggi che avrebbero scritto delle pagine importantissime nella storia del baseball, portando a Washington gli unici momenti positivi: il lanciatore Walter Johnson e il manager Calvin Griffith, che nel 1921 sarebbe diventato il proprietario della franchigia.

Gli arrivi di Johnson e Griffith migliorarono la situazione, infatti, nel 1912 Washington chiuse la stagione al secondo posto, per poi completare altre quattro stagioni consecutive sopra il 50%: ciononostante i Senators non riuscirono mai a diventare una formazione dominante, restando sempre un gradino sotto rispetto alle grandi potenze dell'American League, quali i Philadelphia Athletics e i Boston Red Sox.

Walter Johnson si rivelò un lanciatore leggendario, stabilendo in tutta la sua carriera dei primati incredibili: in 21 stagioni (dal 1907 al 1927), questo mitico pitcher totalizzò 417 vittorie (unico assieme a Cy Young a superare quota 400), 3509 K, 110 shutouts (ancora record MLB); a differenza di molti altri lanciatori dell'epoca, Johnson non usava la saliva o sostanze per modificare l'effetto della palla, poiché disponeva di una palla veloce senza eguali, che gli valse il soprannome di “The Big Train”. Per 12 anni Johnson vinse la classifica degli strikeout, ma disponendo di un eccellente controllo, non risultò mai il peggiore in quella delle basi su ball.

Walter Johnson dimostrò fedeltà  assoluta a Washington, rifiutando ogni possibile trasferimento ad altre squadre, anche se questo rovinò le sue statistiche: tra le 279 sconfitte in carriera, spiccano ben 65 shutout per i lanciatori avversari (tra cui 27 per 1-0), tanto che se the Big Train avesse avuto dei compagni migliori, avrebbe potuto raggiungere tranquillamente le 500 vittorie. Inoltre va ricordato che Johnson era una persona estremamente gentile ed umile, tanto che era amato e rispettato non solo dai compagni, ma anche dai suoi avversari.

A cavallo tra gli anni '10 e '20, i Senators tornarono nelle retrovie della American League, ma nel 1924, quando Griffith assegnò il ruolo di manager al seconda base Bucky Harris (appena ventisettenne), Washington entrò in una pennant race contro i possenti New York Yankees di Babe Ruth, che dominavano il Junior Circuit da tre stagioni, vincendo i titolo mondiale nel 1923.

Gli appassionati avevano previsto per le World Series il quarto derby consecutivo tra Giants e Yankees, tuttavia i Senators sorpresero l'American League, conquistando il primo pennant della loro storia: protagonisti di quel successo furono Goose Goslin (129 RBI), Sam Rice (216 valide), e ovviamente Walter Johnson, che completò la Pitching Triple Crown con 23 vittorie (e appena 7 sconfitte), 158 K e una ERA di 2.72.

Le World Series iniziarono con una durissima sfida tra Walter Johnson e il suo pari ruolo dei Giants Art Nehf, che diedero vita ad un duello lungo 12 inning: the Big Train disputò, tuttavia, una partita sotto i suoi standard, subendo 14 valide e concedendo 6 basi su ball, che alla fine consegnarono gara 1 a New York; per i Senators e per Walter Johnson, il debutto nella post-season non poteva essere peggiore.

Eroe di quella partita fu Nehf, che, oltre a guadagnarsi la vittoria, batté anche tre valide, diventando il quinto pitcher ad ottenere un simile risultato nelle World Series; per rivedere una simile prestazione da parte di un lanciatore si sarebbe dovuto attendere il capolavoro di Orel Hershiser nel 1988.

Oltre a Nehf, i protagonisti del successo di New York furono anche George Kelly e Bill Terry, che, nel secondo e nel quarto inning, batterono un HR a testa: in verità , quei due fuoricampo furono favoriti dall'idea del proprietario dei Senators, Calvin Griffith, che, volendo aumentare il numero degli spettatori, decise di modificare la disposizione delle tribune, che di conseguenza occuparono una parte del terreno di gioco; probabilmente se questo cambiamento non fosse avvenuto, le palle di Kelly e Terry sarebbero state raccolte al volo dagli esterni di Washington.

Il giorno successivo, le due squadre rientrarono sul diamante della Capitale per il secondo incontro: i Senators segnarono due punti nel primo inning grazie al fuoricampo di Goose Goslin, per poi portarsi sul 3-0 nella quinta ripresa; tuttavia, i Giants non si arresero e proprio al nono inning riuscirono a trovare un insperato pareggio: gli spettatori erano pronti ad un nuovo finale agli extra inning, invece lo shortstop Roger Peckinpaugh batté un importante doppio che mandò a casa Joe Judge, pareggiando la serie sull'1-1.

Gara 3 si disputò nella Grande Mela e testimoniò un nuovo successo dei padroni di casa, questa volta per 6-4: l'MVP della partita fu il pitcher Rosy Ryan, che, nonostante fosse un pessimo battitore, realizzò un importantissimo HR. In svantaggio per 2-1, la situazione per Washington era estremamente complicata, soprattutto considerando la situazione di Roger Peckinpaugh, che in seguito ad un infortunio ad una gamba, pareva escluso dal prosieguo della contesa: i Senators, invece, seppero reagire e con un eccellente Goslin in battuta (4 su 4, 1 HR e 4 RBI) riuscirono a pareggiare la serie sul 2-2.

Per la quinta partita, Washington aveva a disposizione il proprio asso, Walter Johnson, che avrebbe voluto a tutti costi rifarsi dopo la deludente performance di Gara 1: purtroppo i Giants si portarono sul 3-2 nella serie, vincendo la sfida per 6-2, grazie al 18enne Freddie Lindstrom, che collezionò quattro valide in cinque turni; i sogni di gloria di Washington e di Johnson (sconfitto per la seconda volta consecutiva) parevano prossimi alla fine, nonostante il programma presentasse due partite al Griffith Stadium.

Ormai alle corde, i Senators ebbero un moto d'orgoglio e, guidati da un coraggioso Roger Peckinpaugh (ancora dolorante alla gamba), riuscirono a forzare gara 7, che si sarebbe rivelata una delle più memorabili partite di sempre.

I Senators si portarono sull'1-0 con un HR di Bucky Harris, ma al sesto inning i Giants ribaltarono la situazione, grazie ad una valida e due errori difensivi da parte di Washington, che fissarono il punteggio sul 3-1 a loro favore; tuttavia nell'ottava ripresa, New York subì due segnature, quando Lindstrom fu ingannato da uno strano rimbalzo della palla, che gli passò sopra la testa.

Nel nono inning, Bucky Harris prese una decisione sofferta (ma alla fine rivelatasi vincente), inserendo sul monte di lancio Walter Johnson, che solo due giorni prima aveva subito una pesante sconfitta; l'ultima ripresa regolamentare si chiuse senza punti e così, per la seconda volta nella storia, la partita decisiva delle World Series si prolungò agli extra inning.

Nella parte bassa del dodicesimo inning, Washington completò il proprio capolavoro, segnando il punto vincente, sebbene sicuramente aiutata da alcuni errori di New York: con 1 out, Muddy Ruel batté un pop up che il catcher Hank Gowdy avrebbe dovuto raccogliere al volo senza problemi, invece di lasciar cadere la palla a terra in zona di foul; quella disattenzione fu pagata duramente dai Giants, infatti, Ruel realizzò un importantissimo doppio.

Il battitore successivo era Walter Johnson (che aveva lanciato cinque K in quattro inning), quindi New York avrebbe potuto ottenere una facile seconda eliminazione: incredibilmente, lo shortstop Travis Jackson commise un imperdonabile errore, permettendo a Johnson di raggiungere la prima base e spingendo Ruel in terza; se i difensori dei Giants avessero svolto il loro compito, la ripresa sarebbe finita senza segnature.

Washington ormai era ad un passo dalla vittoria, tuttavia fu un'ulteriore disattenzione di Lindstrom a spingere a casa Ruel: i Washington Senators erano diventati campioni del mondo, provocando un esplosione di gioia da parte dei tifosi della Capitale!

Nel 1925, i Senators si aggiudicarono il pennant della American League, staccando i Philadelphia Athletics di oltre otto lunghezze, per poi portarsi sul 3-1 contro i Pittsburgh Pirates nelle susseguenti World Series: quando tutto pareva indicare un nuovo trionfo per Washington, i Pirates ribaltarono la situazione e, vincendo la settima partita per 9-7 (rimontando da 4-0 e 6-3), conquistarono il titolo mondiale.

Nonostante il ritiro di Walter Johnson (che avrebbe occupato per qualche stagione il ruolo di manager), i Senators si seppero mantenere nelle zone alte della classifica, centrando un nuovo pennant nel 1933, grazie ad un bilancio di 99-53; purtroppo le World Series si chiusero con la vittoria per 4-1 dei New York Giants, anche se la quarta e la quinta partita terminarono agli extra inning.

Il pennant del 1933 fu l'inizio della fine per i Senators, che dopo quel risultato precipitarono nei bassifondi della American League: escludendo i secondi posti del 1943 e del 1945 (campionati particolari, essendo disputati durante la Guerra), i Senators compilarono bilanci negativi a ripetizione, tanto che sul finire degli anni '50, il proprietario Calvin Griffith (figlio adottivo di Clark) iniziò a progettare un trasferimento a Minneapolis.

Questa decisione, tuttavia, fu ampiamente contrastata non solo dalla American League, ma anche dal Congresso e dal Presidente Eisenhower, che addirittura preparò una petizione per mantenere i Senators a Washington; al termine del 1960, si arrivò ad un compromesso, che alla fine accontentò entrambe le parti: Griffith ricevette il permesso di trasferire la propria franchigia nel Minnesota, ma allo stesso tempo, Washington sarebbe stata ripagata con una expansion team.

Nel 1961 la American League assistette al debutto dei nuovi Washington Senators, che tuttavia si mantennero sugli stessi livelli di quelli appena partiti: escludendo il 1969 (chiuso con un bilancio di 86-76), i Senators collezionarono soltanto stagioni perdenti, dimostrandosi una delle peggiori squadre delle majors. Finché al termine del 1971, dopo l'ennesimo ultimo posto, il proprietario Bob Short propose alla lega un ulteriore trasferimento, visto che la Capitale aveva ormai perso ogni tipo di interesse nei confronti dei Senators: l'addio al Major League Baseball era inevitabile, tanto che nel 1972, i Senators si spostarono a Dallas, dove diventarono i Texas Rangers.

Ora dopo oltre trent'anni, la Capitale riaccoglierà  il Major League Baseball e di conseguenza gli appassionati ripenseranno all'eredità  lasciata dai Senators; la speranza dei tifosi è che la nuova squadra possa regalare delle migliori soddisfazioni.

In conclusione vorrei presentare due episodi singoli che ancora oggi sono ricordati dagli appassionati con emozione.

17 aprile 1953: al Griffith Stadium di Washington, Mickey Mantle batte un fuoricampo di tale potenza che la palla uscì dall'impianto dopo aver percorso addirittura 565 piedi (172 metri)

30 luglio 1968: al Cleveland Stadium, Ron Hansen, shortstop di Washington, realizza un memorabile Unassisted Triple Play, diventando l'ottavo giocatore a compiere tale prodezza.

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