On The Road #8

La biografia di Theoren Fleury ha destato grande scalpore

Dall'acqua alla sabbia, dalla sabbia alla neve. Abbiamo inalato polvere per una settimana, ma ora siamo all'aria fina della splendida Denver, soprannominata Mile-High City perché si trova a 1609 metri sul livello del mare, un miglio giusto giusto. Guardando verso ovest, a poco più di venti chilometri, si ammirano le Montagne Rocciose, abbondantemente innevate. Un bel salto dall'arida Phoenix di sette giorni or sono.

Denver, che impressiona per il tanto verde che punteggia la città  e per l'incredibile numero di parchi, tra cui l'enorme City Park, ospita una delle squadre di hockey più conosciute a livello mondiale, i Colorado Avalanche, una franchigia che, vuoi per le due Stanley Cup vinte nel 1996 e nel 2001, vuoi per i campioni planetari che ne hanno scritto la storia, da Joe Sakic a Peter Forsberg, è conosciuta anche da chi non fa colazione con pane e NHL.

Theoren Fleury, giocatore simbolo dei Calgary Flames per tutti gli anni Novanta, ha giocato soltanto 15 partite di Regular Season e 18 di Play Off con la maglia delle valanghe nel 1999. Ma arriviamo a Denver proprio quando nelle librerie impazza la sua biografia, "Playing With Fire", un libro con il quale l'ex incontenibile ala di Oxbow, nel Saskatchewan, svela senza tanti giri di parole i suoi drammi fuori dal ghiaccio, tra abusi sessuali subìti, alcol e droghe. Dire "senza tanti giri di parole" è un eufemismo, visto che spesso il linguaggio utilizzato è decisamente vietato ai minori. Ma, questo è indubbio, si tratta di una lettura che non possiamo che consigliare a tutti gli appassionati dell'hockey nordamericano.

Fleury dedica diverse pagine agli abusi sessuali subìti da Graham James, che a metà  degli anni Ottanta allenava i Moose Jaw Warriors della Western Hockey League, una delle tre leghe giovanili canadesi. La storia era balzata clamorosamente agli onori delle cronache quando nel 1996 Sheldon Kennedy, modesto girovago della NHL, decise di vuotare il sacco e di raccontare che cosa accadeva negli spogliatoi dei Warriors. Sulla scorta di queste dichiarazioni, nel 1997 a James vennero imputati oltre 350 casi di abusi sessuali nei confronti di minori. Lo scandalo ha poi rifatto superficie in questi giorni, in concomitanza con la pubblicazione delle rivelazioni di un pezzo da novanta come Theoren Fleury. Nella sua biografia, l'ex fuoriclasse si chiede in quanti sapessero, e cita nomi del calibro di Ed Chynoweth, allora presidente della WHL, deceduto un anno fa poco prima di essere introdotto nella Hockey Hall Of Fame come formatore.

"Playing With Fire" affronta di petto anche i problemi di alcolismo, una piaga che ha sempre afflitto la famiglia Fleury, dal padre Wally al fratello Travis, e legati al consumo di droga. A questo proposito, Theoren da un lato punta il dito contro la National Hockey League, i cui controlli sarebbero facilmente aggirabili o, peggio, tendenti a chiudere un occhio nei confronti dei giocatori, come lui, che contribuiscono a trascinare il pubblico allo stadio, ma dall'altro la ringrazia, visto che senza il programma di disintossicazione al quale la Lega lo ha assegnato, avrebbe potuto essere, citiamo e traduciamo, "una tragica fine di una tragica vita".

Il libro è un pugno nello stomaco. È un secchio di acqua gelida sulla testa dell'appassionato che, sulla sua nuvoletta, pensa all'hockey su ghiaccio esclusivamente in termini di gol, assist e grande spettacolo. Lo stesso Theoren Fleury, orgoglioso di dichiararsi sobrio da quattro anni, in un'intervista di presentazione della biografia ha ammesso: "Non mi interessa essere ricordato per le 455 reti, i 1088 punti, il record di tre gol in inferiorità  numerica in una partita o per la Stanley Cup vinta nel 1989 con i Calgary Flames. Voglio essere ricordato perché sono riuscito a sconfiggere l'alcolismo. È questo il più grande successo della mia vita".

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