Center Ranking ’09

Hasheem Thabeet mentre sfoggia la specialità  della casa, la stoppata

1) Hasheem Thabeet

Connecticut – Junior – 220 cm

Sì, avete letto proprio bene, alla prima posizione di questo ranking si trova Hasheem Thabeet. Siamo consapevoli del fatto che addirittura ad oggi non è nemmeno scontata per lui una carriera NBA, purtroppo con la penuria di lunghi che riscontriamo di questi tempi il tanzaniano è quanto di meglio offra la piazza.

Era già  atteso ai draft degli ultimi due anni, scelta che è sempre sembrata obbligata a causa della triste situazione economica della famiglia ancora in Tanzania, ma Hasheem con grande maturità  e sicuramente non poca indecisione aveva finora deciso di rimanere a UConn per lavorare sotto la sapiente mano di Jim Calhoun.

E quest'anno è finalmente quello buono, Thabeet può entrare al draft come il numero uno incontrastato nel suo ruolo, nonostante sia ancora lontano dall'essere un giocatore da NBA e nonostante avrebbe fatto meglio per il suo sviluppo tecnico a completare il quadriennio al college.

Se infatti la base atletico-fisica è superlativa (tanti centimetri, coordinazione, verticalità , braccia infinite, velocità  tutto campo, reattività , mobilità  di piedi e quant'altro di meglio si possa chiedere), non si può certo dire altrettanto delle qualità  tecniche: è ancora totalmente da plasmare come giocatore, e d'altra parte questo è anche comprensibile in una persona che come è noto si è accostata tardi al mondo della palla a spicchi.

E' però risaputa la sua etica lavorativa, è un ragazzo che si impegna a fondo per migliorarsi; e infatti dal suo arrivo nel Connecticut ha compiuto grandissimi progressi, partendo comunque da una base molto prossima allo zero. A tal proposito sono ormai risaputi gli enormi miglioramenti effettuati ai tiri liberi, soprattutto a livello di meccanica di tiro, anche se a onor del vero in questa stagione le percentuali si sono "normalizzate" intorno a un 63% molto più realistico del 70% dello scorso anno.

Thabeet è prettamente un uomo d'area con particolare predisposizione alla stoppata e ai rimbalzi, inserendosi quindi alla perfezione nel filone dei giocatori africani accostatisi all'NBA.

Naturalmente aiutato dalle doti fisico-atletiche, è un favoloso intimidatore anche grazie a tempismo perfetto, molto bravo in ogni tipo di situazione: sa stoppare sul proprio uomo, con particolare efficacia anche arrivandogli addosso da dietro; sa tenere bene la posizione in area per interferire con le penetrazioni degli esterni; risulta infine letteralmente devastante quando si tratta di arrivare in aiuto dal lato debole, con un favoloso controllo del corpo e una grande capacità  di passare direttamente dalla corsa allo stacco da terra.

Come rimbalzista ha mostrato notevoli progressi, principalmente in quanto a voglia di lottare in area: molti rimbalzi li cattura senza alcuna fatica (anche perché a livello collegiale non era per niente facile contrastarlo), ma molti ha anche dimostrato di saperseli guadagnare, spesso saltando per più volte di fila nell'arco della stessa azione.

Permangono comunque problemi dovuti alla relativa facilità  con cui si fa spostare (a causa di un fisico ancora troppo poco dotato di massa muscolare) e alla presa non fortissima sul pallone, a causa della quale a volte gli riesce difficile trattenere il pallone in situazioni di equilibrio precario.

In attacco siamo molto vicini allo zero assoluto: privo di alcun movimento affidabile, Hasheem per produrre punti si affida prettamente a scarichi vicino a canestro, rimbalzi offensivi, palloni vaganti e tap-in. Sembra quasi superfluo precisare l'ampiezza del range inferiore a quella dell'area e la totale incapacità  di mettere palla a terra.

Per quanto riguarda l'aspetto difensivo, c'è da registrare qualche miglioramento nel tenere il proprio uomo, e d'altra parte il nostro ci mette voglia, intelligenza e rapidità  nello stretto; restano tuttavia i pesanti limiti nella difesa in post dovuti principalmente al suo fisico, come detto ancora troppo asciutto e quindi difficile da opporre all'attaccante.

Quasi inevitabilmente sarà  una delle prime cinque scelte del prossimo draft, tuttavia sarebbe preferibile vederlo in un ambiente adatto alla sua crescita e quindi con anche un buono staff di preparazione per i lunghi; in caso contrario potrebbe incontrare pesantissime difficoltà  e non riuscire mai a far emergere il suo grandissimo potenziale.

In parole povere, il suo futuro dipende per la maggior parte dal fatto che abbia o meno la fortuna di trovare una squadra che sappia sgrezzarlo a dovere.

NBA comparison: Samuel Dalembert

2) Cole Aldrich

Kansas – Sophomore – 211 cm

Prima o poi Bill Self ci spiegherà  come ha fatto ad attrezzare una squadra competitiva dopo che nell'ultima estate sono partiti ben 5/5 del quintetto iniziale che ha portato i Jayhawks alla conquista del Torneo NCAA dello scorso anno. Ci spiegherà  come ha fatto a fare crescere e a dare le giuste responsabilità  a giocatori che l'anno prima avevano un ruolo marginale e che in questa stagione hanno dimostrato di avere le capacità  per poter giocare ad alti livelli.

Uno di questi è sicuramente Cole Aldrich, centro che quest'anno ha veramente stupito la maggior parte dei tifosi, giornalisti e appassionati per quanto fatto vedere già  dalle prime partite stagionali importanti contro Washington e Syracuse, chiuse con un 16+9 contro gli Huskies e con 15+16 contro la buonissima frontline degli Orangemen: niente male per uno che la stagione prima giocava in media otto minuti, chiuso da Kaun, Arthur e Jackson.

Il gioco del ragazzo proveniente dal Minnesota è molto intrigante, soprattutto pensando che non ha ancora raggiunto la completa maturità  tecnica e gli ulteriori miglioramenti possono essere dietro l'angolo.

Arrivato dal liceo con un gioco che non si allontanava dalla zona pitturata viste le buone movenze in post ed il gran controllo del corpo in tali situazioni, Aldrich è riuscito ad allargare il suo raggio d'azione, aggiungendo in faretra un buon jumper dalla media che è diventato sempre più costante e fluido, aiutato dalle immense braccia che rendono il piazzato di difficile contestazione.

Così come in attacco, anche in difesa Aldrich ha un ottimo uso del corpo sul suo dirimpettaio, portandolo a giocare verso il centro dove i Jayhawks attuano benissimo un aiuto sull'uomo; anche se alle volte proprio non ce n'è bisogno, vista la capacità  del ragazzo di oscurare la via del canestro, godendo anche di un buon tempo per la stoppata che in pochi casi lo porta ad avere problemi di falli.

Eccellente rimbalzista sia di posizione che di intuito, è incredibile la sua preparazione su questo fondamentale nonostante non abbia la verticalità  della maggior parte dei pariruolo: in particolare merita di essere menzionato l'ottimo uso che fa del taglia-fuori.

Insomma, avrete capito che stiamo parlando di una mosca bianca all'interno della penuria di lunghi a cui sta facendo fronte sia il college basketball che la NBA. Dopo aver provato a testare le acque del draft, ha deciso repentinamente di tornare da Self per il suo anno da junior, per formare assieme a Sherron Collins il miglior asse play-pivot di tutto il panorama collegiale.

NBA comparison: Spencer Hawes

3) Jerome Jordan

Tulsa – Junior – 211 cm

Uno dei giocatori più migliorati nell'arco di questa stagione, non tanto a livello statistico quanto più a livello tecnico, di maturazione personale e di mentalità  (crescita comunque già  piuttosto evidente nell'ultima parte della scorsa stagione).

Jordan infatti, leader emotivo dei Golden Hurricane, ha saputo lavorare intensamente su molti aspetti del gioco, arrivando a costruirsi una solidissima reputazione; proprio questa reputazione ormai abbastanza consolidata avrebbe dovuto portarlo a dichiararsi già  al prossimo draft, ma Jerome ha scelto di tornare a Tulsa per il suo anno da senior (e non è detto che abbia fatto bene).

I miglioramenti più vistosi si sono visti sul lato offensivo del campo: ha infatti lavorato molto ed è riuscito ad aumentare esponenzialmente la sua efficacia nel gioco in post.

Innanzitutto è molto più bravo nel prendere posizione e nell'anticipare il difensore, ma anche per concludere ha sviluppato nuove soluzioni, mettendo su un repertorio ristretto ma molto affidabile: per prima cosa merita di essere menzionato il suo ottimo gancio, che ormai manda a segno con costanza micidiale, ma ha anche allargato il range di tiro e può ora contare su un solido turn-around jumper e anche su uno sporadico tiretto dal gomito.

Nonostante la buona coordinazione nelle movenze e la capacità  di prendere il tempo giusto al difensore (ad esempio nell'effettuare la virata), i suoi restano movimenti ancora molto meccanici, evidentemente frutto di un lavoro molto intenso ma anche molto mirato; ha inoltre ancora pesanti limiti quando si tratta di usare la mano sinistra.

Rimane una presenza d'area di sicuro affidamento: atletismo e centimetri lo aiutano notevolmente a rimbalzo, si dimostra inoltre un ottimo intimidatore grazie anche a discreto tempismo e braccia lunghe.

Da non sottovalutare anche la sua abilità  di passatore, soprattutto per lo scarico all'uomo libero dopo aver attirato su di sé il raddoppio.

Difensivamente è migliorato molto nella difesa sull'uomo: ancora troppo ingenuo in post e poco abile a usare il proprio importante fisico, si dimostra però lucido nelle penetrazioni avversarie, cercando per prima cosa di oscurare il canestro all'avversario alzando le braccia ed evitando falli di eccessiva irruenza.

Ha inoltre la fortuna di avere una grandissima rapidità  di piedi, che gli permette di essere un'arma importante anche contro avversari più perimetrali e di poter accettare senza troppi problemi i cambi difensivi.

Certo, la Conference USA non è propriamente conosciuta per l'alto livello di competitività , ma il giamaicano si sta comunque dimostrando un prospetto di assoluto livello; decisiva per il suo futuro potrebbe quindi essere la prossima e ultima stagione al college, sperando che non deluda le aspettative.

NBA comparison: Nazr Mohammed

4) Jarvis Varnado

Mississippi State – Junior – 206 cm

Non un nome conosciutissimo, ma se almeno una volta avete dato un'occhiata alle varie statistiche individuali dei giocatori NCAA, allora è probabile che vi ricordiate di lui, perché uno che distribuisce quasi 5 stoppate a partita tende a rimanere stampato nella mente.

Lungo e snello (forse troppo per i canoni NBA), padrone dell'area a Mississippi State, Varnado ha attirato nella sua tela molti addetti ai lavori per questa sua rinomata capacità  di rispedire il pallone al mittente: difatti il suo punto di forza è questo e tutto quanto che riguarda la fase difensiva.

Il lungo dei Bulldogs, votato come Miglior Difensore della Sothern Eastern Conference per il secondo anno consecutivo, non è solamente uno dei migliori intimidatori del basket collegiale, ma sa anche difendere sull'uomo grazie alla velocità  laterale ben più sviluppata rispetto ai colleghi del ruolo, caratteristica che gli permette di compensare la struttura fisica non eccelsa (per usare un eufemismo).

Buonissimo anche il suo contributo a rimbalzo: grazie all'atletismo, combinato alle lunghe leve di cui dispone, riesce a portar giù moltissimi palloni, soprattutto offensivamente, con l'aiuto di una buona mobilità  di gambe che gli permette di sfuggire al rimbalzista difensivo ed di una grande capacità  di saltare più volte in pochissimo tempo.

Da rivedere quasi totalmente la parte offensiva del suo gioco, dove in post basso ha un unico movimento, ovvero il gancio destro che effettua facendo un ottimo lavoro per farsi spazio con la spalla sinistra. Per il resto è un attaccante molto limitato, sebbene abbia il buonissimo pregio di raccattare molti palloni dalla cosiddetta "spazzatura", nonostante sappia sfruttare bene le situazioni dinamiche e abbia buoni movimenti e letture sui pick&roll.

Deve assolutamente trovare un'alternativa al solito gancetto per poter ambire ad un posto nel draft, appuntamento slittato al prossimo anno dopo aver giustamente deciso di sfruttare anche il suo ultimo anno sotto la guida di coach Stansbury, dichiarandosi fuori dalle scelte proprio all'ultimo secondo.

NBA comparison: Sean Williams

5) Andrew Ogilvy

Vanderbilt – Sophomore – 213 cm

L'australiano, clone del connazionale Andrew Bogut, dopo aver impressionato tutti nella sua annata da freshman ha mantenuto le attese guidando la sua Vanderbilt per punti (17 a partita) e rimbalzi (7).

Un centro vero e proprio, con movimenti "old school", Ogilvy sfrutta alla perfezione la sua stazza (siamo sui 7 piedi, quindi ben oltre i 213 cm) all'interno dell'area, dove con una sorprendente tecnica riesce spesso e volentieri a trovare punti facili. Nelle due stagioni a Vanderbilt circa il 60% delle conclusioni sono arrivate da dentro l'area pitturata. Da questo dato capiamo quindi che non siamo di fronte al solito lungo moderno a cui piace allontanarsi dal canestro per prendere l'arresto e tiro.

Come detto ha una tecnica superiore alla media, prende sempre posizione in maniera ottimale e può finire con entrambe le mani, solitamente con un semi-gancio che, a livello collegiale, è risultato spesso essere devastante. Quello che gli manca è certamente un po' di atletismo e di rabbia agonistica, cosa di cui un lungo NBA ha sicuramente bisogno. L'australiano infatti conclude quasi sempre con un layup o comunque una conclusione morbida, non cercando mai una schiacciata o una "power move" che ne amplierebbe il repertorio.

Con un po' di lavoro in palestra e qualche miglioramento nel gioco fronte a canestro (dove fa ancora troppa fatica a crearsi un tiro o comunque rendersi pericoloso) potremmo essere davanti ad un discreto lungo di rotazione NBA.

NBA comparison: Andrew Bogut

6) Solomon Alabi

Florida State – Freshman – 213 cm

Redshirt freshman (ha saltato praticamente per intero la scorsa stagione), come si può intuire è chiaramente un giocatore di origine africana (nigeriano, per essere precisi); facendo due più due (ovvero sommando "centro" ad "africano") si può anche facilmente capire che tipo di giocatore sia.

Con Alabi infatti non ci discostiamo troppo dal Thabeet presentato alla prima posizione, tanto nei pregi quanto nei limiti.

Fisicamente e atleticamente è materiale di primissima fascia: tanti centimetri, verticalità  di primo livello, meccanica di corsa perfetta, ottima velocità  di piedi, braccia lunghe e grande reattività  vanno a formare un mix di innate qualità  di cui si può essere decisamente soddisfatti; certo però anche lui necessita di mettere su massa muscolare, dal momento che ad oggi è quasi filiforme.

Come biglietto di presentazione non poteva che avere la grandissima dote di intimidatore: quando ha spazio va infatti a stoppare con un tempismo pressoché perfetto e in modo stilisticamente molto bello da vedere, saltando dritto come un fuso con il braccio allineato alla direzione del corpo e con un buon controllo dell'intero movimento. Principalmente un intimidatore da situazioni di aiuto, sa farsi valere molto bene anche sul proprio uomo, soprattutto arrivando alle sue spalle.

Rispetto a molti altri prospetti simili, è anche un difensore migliore sul proprio uomo, con discreta tenacia anche nell'usare il corpo per opporsi all'attaccante in post.

Di livello anche la sua abilità  di rimbalzista: soffre avversari meglio piazzati fisicamente e a volte viene spostato troppo facilmente, ma conferma la sua tenacia nell'impegno con cui si applica nel taglia-fuori. Naturalmente avvantaggiato dalle doti fisico-atletiche, sa anche trovare bene lo spazio necessario per avvicinarsi al tabellone.

Sul lato offensivo del campo come facilmente intuibile presenta più lacune che aspetti affidabili: può segnare praticamente solo ricevendo uno scarico a meno di due passi dal canestro, o in alternativa recuperando un pallone vagante o catturando un rimbalzo in attacco.

Gli va però dato atto della continua attività  che lo caratterizza, si impegna costantemente e cerca di rendersi utile in tutti i modi: encomiabile il suo incessante lavoro per prendere posizione in area cercando di anticipare il difensore, inaspettatamente sa leggere anche abbastanza bene la situazione e creare i necessari spazi ai compagni (ad esempio aprendosi in modo appropriato sulle penetrazioni). Indice questo di una buona intelligenza, anche se ovviamente ancora da sgrezzare e sviluppare.

NBA comparison: DeSagana Diop

7) JaJuan Johnson

Purdue – Sophomore – 208 cm

Dopo aver vissuto una prima stagione a Purdue costellata da brutte prestazioni e tanta panchina, JaJuan Johnson è letteralmente esploso in questa sua "sophomore season" giocando quasi 10 minuti in più a partita, raddoppiando i punti ed avendo migliorato in generale pressochè qualsiasi categoria statistica, offensiva e difensiva.

Johnson è così diventato uno dei punti fermi della squadra dell'Indiana, che ha portato sino alla Sweet 16 del Torneo NCAA.

Il suo gioco offensivo è per la maggior parte fatto di atletismo e verticalità , con le sue leve riesce infatti ad essere efficacissimo correndo sui 28 metri (batte spesso e volentieri il suo avversario diretto), andando forte a rimbalzo d'attacco e concludendo il pick&roll ricevendo lo scarico del palleggiatore.

In questa stagione ha discretamente migliorato anche il suo gioco fronte a canestro, mettendo in faretra un discreto tiro dalla media distanza, che se preso in ritmo può fare molto male (essendo difficilmente contestabile vista l'altezza da cui rilascia il pallone).

Difensivamente grazie alle interminabili braccia e alla già  citata verticalità  è uno stoppatore di primissimo livello mentre fa ancora troppa fatica a rimbalzo, per via del fatto che venga tagliato fuori da avversari più grossi e che, più in generale, gli manchi quella voglia di gettarsi sotto i tabelloni e lottare per il rimbalzo.

NBA comparison: Kendrick Perkins

8) Mac Koshwal

DePaul – Sophomore – 209 cm

Altro nome poco conosciuto a molti, che sottolinea la carenza di talento in questo specifico ruolo; infatti il secondo anno di DePaul, arrivato dalla high school come ala grande potente, ha dovuto mettere il suo corpo contro giocatori che dell'ala grande avevano ben poco, portando anche lui ad una sorta di evoluzione interna (intesa come area di gioco, s'intende…) che difficilmente lo riporterà  al ruolo originario. D'altronde la stazza ed il coraggio non gli mancano, così come l'intensità , vero e proprio cavallo di battaglia di questo ragazzo nato e cresciuto a Chicago.

Proprietario di due tra le mani più forti che si siano mai viste su un campo di pallacanestro, Koshwal, è un leader nato, capace di conquistare i gradi di capitano di DePaul già  nel suo anno da freshman, e vedendolo in campo si capisce il perché.

Sempre in controllo, il ragazzo, 255 libbre di muscoli a dir poco definiti, è un vero e proprio guerriero sotto i tabelloni, non si fa intimorire da niente e nessuno facendosi rispettare anche grazie ad alcuni colpi "nascosti" che riesce bene a nascondere all'occhio arbitrale.

Più che rimbalzista, in questo caso stiamo parlando di un vero e proprio arpionatore di palloni, capace di prendere contatto velocemente con la palla e portarsela a sé con forza e velocità  di braccia, in modo da aprire subito per il contropiede o per concludere immediatamente se si tratta di un rimbalzo offensivo.

In difesa il corpo solido e compatto gli permette di tenere bene l'avversario in post basso, non è invece un buon intimidatore (seppur provi molte volte il movimento di stoppata, generalmente incappando in problemi di falli evitabilissimi): difatti stiamo parlando di un giocatore ancora grezzo tecnicamente, con una grossa lacuna per quanto riguarda l'intelligenza cestistica e il senso della posizione. Insomma, per ora un agonista a tutto tondo e poco più.

Dichiaratosi per il draft di quest'anno, Koshwal rischia di rimanere fuori dai sessanta scelti dato che di giocatori simili al piano di sopra ce ne sono a bizzeffe; ma fortunatamente la decisone di non assumere un agente gli dà  la possibilità  di poter tornare a DePaul per il suo anno da junior.

NBA comparison: Carl Landry.

9) Luke Nevill

Utah – Senior – 216 cm

Probabilmente per una veloce descrizione di questo giocatore basterà  nominarne la nazionalità : Luke è infatti il più classico dei lunghi australiani, sulla falsariga del precedente Ogilvy.

Dotato di tanti centimetri e braccia molto lunghe, con la palla in mano è letteralmente sopraffino: buoni movimenti in post, ha un tocco estremamente soffice che lo rende molto affidabile nei pressi del canestro; degno di nota in particolare il suo gancio, con il rilascio che avviene ad altezze proibitive per il difensore.

Le ottime mani si rivelano anche ai tiri liberi, scagliati con una parabola accentuata, nei quali Nevill si mantiene a percentuali di poco inferiori all'80%.

Decisamente bene anche come passatore, con matura visione di gioco, apprezzabile tendenza ad evitare forzature e in particolare una buonissima abilità  nell'effettuare il ribaltamento, nel riaprire il gioco verso l'esterno o nel servire il tiratore libero.
Atleticamente non si fa mancare i consueti limiti di verticalità , mentre come corridore, senza essere sopra la media, sa comunque tenere bene il campo per essere uno che si porta dietro quel fisico.
Come da copione, è anche ritenuto troppo molle e troppo "pacifista"; eppure questo punto andrebbe approfondito: concesso che non ha propriamente l'anima da "Bad Boy" e che sicuramente se si cerca un intimidatore bisogna rivolgersi altrove, Luke ha tuttavia mostrato decisi progressi nel campo della voglia di lottare e della tenacia in area.

Ne è testimone la sua crescita a rimbalzo, dove spesso lo si è visto contendere agli avversari anche più palloni di fila, come anche la maggior decisione con cui va a stoppare, spesso andando a chiudere con ottimo tempismo la linea di penetrazione all'attaccante.

Difensivamente inoltre merita di essere menzionata la più che buona velocità  di piedi nello stretto, grazie alla quale si rivela in modo abbastanza insospettabile molto utile negli aiuti sul perimetro, a disturbare il tiratore aspettando il rientro del compagno.

Questa stagione lo ha riconsegnato all'attenzione generale, dopo aver portato Utah al torneo NCAA e aver chiuso l'annata con un netto miglioramento a tutte le principali voci statistiche; nonostante i limiti atletici può giocarsi una possibilità  di scelta al secondo giro, in caso contrario può venire molto utile in Europa.

NBA comparison: Aaron Gray

10) John Bryant

Santa Clara – Senior – 211 cm

Giocatore più unico che raro nel suo genere, Bryant sembra uscito da un filmato di pallacanestro dei primi anni '80. Vero e proprio dominatore della WCC, appropriatosi meritatamente del premio come miglior giocatore della Conference, il centro dei Broncos ha chiuso la sua ultima stagione collegiale con dei numeri impressionanti che parlano di 18 punti e 14 rimbalzi ad allacciata di scarpe, con sei partite in cui ha scollinato sopra i 20+20.

Il gioco offensivo di Big Bryant non esce dalla zona pitturata, ma il suo gioco in post tra movimenti, finte, tiri cadendo all'indietro, spinte, colpi con i fianchi e gomiti larghi è uno dei migliori di tutta la nazione a dispetto di qualità  atletiche quasi inesistenti. Riesce a segnare in ogni modo se servito spalle a canestro, usando tanto il suo ottimo controllo del corpo molto bene per prendere contatto col difensore quanto la grande intelligenza cestistica che gli permette di leggere egregiamente le situazioni e di decidere velocemente il da farsi.

Anche a rimbalzo Bryant è un clinic di tecnica: grazie all'ottimo controllo della posizione ed al difficilmente penetrabile taglia-fuori, riesce a mettere nelle migliori condizioni sia lui che i compagni di squadra per prendere possesso del pallone; a rimbalzo offensivo riesce a far valere le sue lunghe braccia per indirizzare la sfera verso di lui e controllarla con un secondo tocco. Braccia che vengono utili anche in difesa per contestare i tiri, anche in questo aiutato da buone letture che lo portano a giocare intelligentemente in aiuto.

A questo punto vi chiederete come mai un giocatore del genere sia così in basso in questo ranking, e la risposta è semplice: fisicamente e atleticamente il ragazzo non c'è.
La bilancia è la peggior nemica di Bryant, che dopo aver perso tredici chili ad inizio anno è riuscito a riprenderli ad una velocità  incredibile: questo si nota molto nel suo gioco, dal momento che lo porta ad affaticarsi un po' troppo velocemente ed a rallentare notevolmente in alcuni frangenti di gioco.

E' possibile che questo nome venga affiancato a molte squadre di medio-basso livello europeo quest'estate, ma se solo riuscisse a limitarsi non è a escludere una buonissima carriera nel Vecchio Continente.

NBA comparison: Patrick O'Bryant

Honorable Mention

Arinze Onuaku

Syracuse – Junior – 205 cm

Centro sottodimensionato tutto muscoli e zero tecnica, Onuaku è letteralmente una forza della natura, con un fisico scolpito, mani fortissime e tanta voglia di lottare, prendere (e dare) botte sotto canestro e gettarsi su qualsiasi rimbalzo passi nella sua direzione.

Il gioco del "centro" di Syracuse è però ancora agli albori, per non dire del tutto assente. Ha flirtato per tutta la stagione con il 70% dal campo per il semplice fatto che tutte le sue conclusione sono arrivate tramite schiacciate o layup a due metri dal canestro. Il gioco d'attacco di Onuaku è letteralmente tutto qua, non avendo nessun movimento in faretra dal post passo o la mano per prendersi una conclusione dalla media distanza. Il fatto che abbia tirato i liberi con meno del 30% dovrebbe farvi capire che siamo davanti al perfetto di esempio di giocatore con la "mano quadrata".

La sua forza è quella di andare a rimbalzo e di difendere, dove eccelle contro i giocatori in post basso grazie alla sua straordinaria forza e all'ottimo senso della posizione. Va un po' più in difficoltà  quando si trova davanti avversari più piccoli e veloci di lui: non avendo dei grandi movimenti laterali e di piedi viene battuto abbastanza facilmente.

Aron Baynes

Washington State – Senior – 208 cm

Presenza d'area di cui è impossibile non accorgersi, se non altro per la stazza importante, Baynes si discosta un po' dalla tradizionale tipologia di giocatore australiano del college basketball: la mano educata (anche ai tiri liberi) si accompagna al classico atletismo sotto standard e a una certa lentezza di base, ma Aron mostra livelli di testosterone più alti del giocatore-tipo e anche più predisposizione a sbucciarsi i gomiti.

Questo è poi alla base della sua buona capacità  di posizionarsi in area e anche della sua più che discreta abilità  a rimbalzo, nonché della sufficiente dedizione alla stoppata in chiusura della linea di penetrazione.

E' però un giocatore chiaramente limitato e dal talento ridotto: facile che compaia nel roster di qualche squadra per la Summer League, soprattutto dopo le più che buone prestazioni al Portsmouth Invitational Tournament, ma il suo habitat naturale in prospettiva è inevitabilmente il basket europeo (e infatti ha già  firmato un contratto di due anni con il Lietuvos Rytas).

Goran Suton

Michigan State – Senior – 209 cm

Altro giocatore salito alla ribalta grazie al magnifico torneo NCAA giocato dagli Spartans, il bosniaco è un ala-centro molto mobile che ha dato a Tom Izzo un interessante variante nel suo gioco in velocità . Grazie al suo buonissimo jumper dalla media è stato usato come arma tattica importantissima, visto che la sua pericolosità  lontano dall'area portava i lunghi avversari a lasciare la zona pitturata in modo da sfruttare al meglio i tagli fulminei dei ragazzi di Michigan State.

Redshirted nel suo anno da freshman a causa di un ginocchio che non smette mai di dargli problemi, Suton è un giocatore che può adattarsi facilmente ad ogni contesto di gioco, visto che è molto solido fisicamente, ha buonissimo tocco ma anche buon gioco spalle a canestro ed in difesa riesce a chiudere le linee di penetrazione ed a tenere bene anche i lunghi che giocano nelle vicinanze del ferro -mentre fatica molto con avversari più mobili -.

L'atletismo e la velocità  di piedi infatti sono i più grandi difetti nel suo gioco, anche se l'elevato QI cestistico gli permette di sopperire spesso a queste mancanze.

Difficilmente lo vedremo nella NBA, mentre è molto più facile un suo ritorno in Europa, lasciata a soli 14 anni (età  in cui fu anche scelto nelle selezioni della sua nazionale) a causa della guerra scoppiata nel suo paese. Ma siamo sicuri che Goran, ragazzo caparbio che in vita sua ha sempre lottato, le proverà  tutte per strappare un contratto tra i Pro.

Chinemelu Elonu

Texas A&M – Junior – 208 cm

Lungo ed agile. Sono queste le caratteristiche di Chinemelu Elonu, il giocatore di evidenti origini africane (è nato in Nigeria), che è esploso quest'anno a Texas A&M.

Giocatore che fa dell'atletismo il suo grande (ed unico, per il momento) pregio: corre molto bene il campo, salta, prende rimbalzi, stoppa e schiaccia. Il suo gioco è fondamentalmente fatto così, è un progetto ancora in via di sviluppo con dei mezzi atletici fuori dal comune.

Elonu si è dichiarato per il draft ma non avendo firmato con un agente è possible che deciderà  poi di tornare a scuola per il suo anno da senior visto che al momento più che una scelta di basso secondo giro non sembra valere.

Chris Johnson

LSU – Senior – 209 cm

Centro mobile, atletico e adatto al gioco in velocità , è tutt'altro che sbagliato considerarlo anche come possibile ala grande in prospettiva.

E' principalmente un gran difensore: intimidatore di alto livello in particolare in situazioni di aiuto, sa anche stare ottimamente con il proprio uomo, all'occorrenza anche se questo lo porta ad allontanarsi da canestro.

Offensivamente è invece ancora piuttosto limitato: gioca prevalentemente fronte a canestro e in questi quattro anni ha migliorato tanto il jumper quanto l'abilità  di penetrare in palleggio, ma è tutt'ora molto grezzo nei movimenti come anche incapace di crearsi un proprio tiro.

Una qualità  che tuttavia va sottolineata è il suo notevole QI cestistico: poco propenso a forzare inutilmente, conosce perfettamente i propri limiti e riesce così a gestirsi con intelligenza, evitando di avventurarsi in aspetti del gioco che non gli competono; è inoltre sempre pronto a mettersi al servizio dei propri compagni, e in determinati frangenti si è anche rivelato un buon passatore.

Per una eventuale chance in NBA deve assolutamente rinforzarsi fisicamente, ma al prossimo draft potrà  giocarsi una seconda scelta senza troppi problemi.

Dexter Pittman

Texas – Junior – 210 cm

La continuità , questa sconosciuta.
Alla fine il grosso problema di Dexter Pittman è proprio questo, ovvero la velocità  con cui riesce a passare dall'essere il lungo dei nostri sogni al nuovo brocco con un fisico imponente. Il tutto non solo da una partita all'altra, ma anche all'interno della stessa.

Eppure il potenziale per dire la sua ce l'avrebbe, visto che siamo davanti ad un bisonte di 210 cm per 135 kg con due mani da pianista, ottima velocità  e agilità  in relazione alla stazza ma con la concentrazione di un pesce rosso, che lo porta a fare falli stupidi ed evitabili, basti pensare che in media fa un fallo ogni 5 minuti. Un'enormità .

Nei momenti in cui risponde presente è facile innamorarsi del ragazzone: buon tocco che gli permette di prendersi tiri anche lontano dal canestro, sa concludere con decisione nei pressi del ferro, corre ben il campo ed ha una buona varietà  di movimenti in post, che effettua facilmente grazie al buon posizionamento offensivo ed all'efficace uso del corpo.

Il prossimo anno dovrà  assolutamente compiere il salto definitivo per due importantissime ragioni: è il suo ultimo anno, quindi deve dimostrare di valere il piano di sopra, ed i Longhorns si affidano in gran parte a lui, soprattutto se Damion James riuscisse a strappare un garantito nel draft di quest'anno. Tutto è in mano a lui.

Artsiom Parakhouski

Radford – Junior – 208 cm

Storia abbastanza interessante quella di questo prodotto della Bielorussia: fino ai sedici anni non aveva mai toccato un pallone da basket e superava di poco i due metri di altezza; cresciuto in modo esponenziale in poco tempo tanto fisicamente quanto tecnicamente, è stato notato dagli osservatori di Radford durante un torneo internazionale e convinto a trasferirsi in America.

Negli USA è arrivato senza sapere una parola di inglese ed è stato quindi mandato per le prime due stagioni al Southern Idaho Junior College per ambientarsi; durante l'ultima estate infine passa agli Highlanders, che in questa stagione ha trascinato al torneo NCAA conquistando sia il titolo di squadra della Big South Conference sia il premio individuale di "Player of the year".

Giocatore d'area dotato di fisico imponente, è molto abile nell'usarlo per prendere posizione sotto canestro e tagliare fuori il proprio uomo; questo, unito a un generale ottimo fiuto per la palla e a una grande tenacia, lo rende un rimbalzista di notevole livello. Decisamente affidabile anche la sua presenza in area come intimidatore, grazie a centimetri ma anche a buon tempismo e senso della posizione.

In attacco non ha movimenti tecnici affinati ma possiede un buonissimo tocco vicino a canestro e un'ottima capacità  di prendere posizione in post; si rivela inoltre un ottimo giocatore di squadra.

Le sue cifre e la sua efficacia sono ovviamente un po' gonfiate dal giocare in una conference minore, dove fisicamente ha ben pochi rivali; ma si sta dimostrando comunque un ottimo elemento, sicuramente buono almeno per l'Europa.

Freshmen

J'Mison Morgan

UCLA – 208 cm

Davvero niente male la classe freshman di UCLA quest'anno, anche se composta da giocatori ancora piuttosto immaturi.

Morgan rientra perfettamente nella categoria: giocatore ancora da sgrezzare, in questa stagione ha giustamente giocato appena cinque minuti a partita.

Ha comunque buona capacità  di posizionarsi in area utilizzando sapientemente l'importante tonnellaggio, sa concludere vicino a canestro con tocco apprezzabile e riempie bene l'area in difesa.

Resta comunque materiale per il futuro: impressiona quanto si trovi spaesato in campo, spesso sembra non sapere cosa fare; ancora piuttosto fragile mentalmente, ingenuo, quasi timoroso, si ritrova a soffrire avversari meno dotati di lui fisicamente ma molto più "sfacciati".

Neanche a precisare che abbisogni di un esponenziale miglioramento nelle letture, come anche di allargare il range e di migliorare ai tiri liberi.

BJ Mullens

Ohio State – 216 cm

Con un talento smisurato pari solo al suo ego, BJ Mullens è stato uno dei giocatori più attesi nella stagione appena passata, portato in spalla da giornalisti e scout che hanno sempre scritto di lui come della nuova "Big Thing" del basket d'oltreoceano.

Peccato che le attese sono rimaste lì dove erano iniziate, visto che coach Thad Matta (dopo essersi visto scappare in due anni due centri come Oden e Koufos) non ha mai visto il ragazzo di Canal Winchester pronto come tutti gli altri sostenevano; anzi, il minutaggio del giovane centro è sempre stato ridotto (circa 21 minuti a partita). Ma questo non gli ha assolutamente precluso la decisione di passare ai Pro dopo un solo anno in cui ha visto più panchina di quanta l'abbiano vista altri freshman meno quotati.

Eppure, il talento c'è eccome: atletismo inusuale per un perticone di oltre settepiedi di altezza, ottima capacità  di correre il campo, mano morbida ed una presenza di sostanza sotto i tabelloni.

Il problema è che per il resto abbiano un giocatore ancora nello stato larvale sotto l'aspetto tecnico, che ha bisogno di molto tempo e lavoro per diventare la farfalla che tutti si aspettano; voglia di migliorarsi però ad oggi non ce n'è e questo porta sempre più a sud lo status del ragazzo. Come se non bastasse sono particolarmente evidenti alcune lacune preoccupanti, come la (nulla) presenza mentale e la mancanza di un qualsiasi movimento difensivo che non sia la continua ricerca della stoppata (cosa che tra l'altro spesso lo porta anzitempo ad avere problemi di falli).

Insomma, abbiamo davanti uno che avrebbe le qualità  per diventare uno dei migliori giocatori della NBA, ma con una testa assente e la convinzione di essere già  arrivato.

Deve mangiare tanto pane e sudore questo ragazzo per diventare anche solo un elemento utile per una franchigia. Tanto, tanto pane.

Andrew Nicholson

St. Bonaventure – 209 cm

Squadra abbastanza interessante benché ovviamente poco pubblicizzata, St. Bonaventure ha in questo giovane canadese il giocatore di più alto livello. A dirla tutta comunque la collocazione più adatta per Nicholson dovrebbe essere nel ranking delle power forward, suo ruolo in prospettiva, ma ha fatto una stagione garantendo un'ottima presenza in area, giocando da centro vero.

A prima vista Andrew non sembra molto sveglio, a partire dall'espressione facciale fino al linguaggio del corpo; postura un po' gobba, aria costantemente impegnata e atteggiamento molto "inquadrato" completano il grottesco quadretto.

Eppure questo potrebbe essere usato da paradigma di come l'abito non faccia il monaco: estremamente dotato di QI cestistico, Andrew è anche piuttosto maturo nelle scelte e gioca mediamente senza forzature. Offensivamente il suo gioco si sviluppa prevalentemente fronte a canestro, con un gran bel tiro dalla media distanza e una apprezzabile capacità  nelle partenze in palleggio, con ball-handling e coordinazione decisamente buoni per uno della sua stazza.

In difesa è invece giocatore prettamente d'area: ottimo intimidatore in aiuto e stoppatore sull'uomo, non male anche nel contenimento dei lunghi in post nonostante il fisico molto magro e asciutto, fatica invece se deve uscire dall'area per contenere un giocatore perimetrale o per aiutare i lunghi sul pick-&-roll.

Tyler Zeller

North Carolina – 210 cm

Si è rotto una mano nella seconda partita stagione contro Kentucy perdendo così quasi tre mesi di stagione, prima di tornare a febbraio giusto in tempo vincere il torneo NCAA. Tyler Zeller sarà  però una pedina fondamentale per il futuro di North Carolina, con Ed Davis dovrebbe infatti formare la coppia di lunghi per i prossimi due (o tre) anni.

Purtroppo in questa stagione a causa dell'infortunio Zeller non ha potuto dare un contributo decisivo, ma siamo di fronte ad un lungo che corre estremamente bene il campo (pur essendo alto più di due metri e dieci) e gioca molto bene fronte a canestro, dove è in grado sia di mettere palla per terra che di prendersi un jumper dalla media distanza.

I maggiori problemi sembrano venire dal gioco in post basso, spalle a canestro, dove oltre a non avere dei movimenti particolarmente efficaci fa una tremenda fatica visto il suo fisico, ancora troppo magro e muscolarmente poco sviluppato. Durante l'estate Zeller dovrà  appunto lavorare su questo aspetto, cercando di aggiungere qualche kilogrammo in più, soprattutto nella parte superiore del corpo.

Assane Sene

Virginia – 212 cm

E' il classico prospetto africano che abbina tanti centimetri, tanto fisico e tanto atletismo ma tutto da sgrezzare come giocatore di basket. Assane può rientrare in tale categoria, ma mostra già  qualcosa in più del giocatore-tipo e riesce infatti ad avere un discreto minutaggio nei Cavaliers: tiene meglio il campo, sembra su livelli meno selvaggi di comprensione del gioco e di senso della posizione, sa farsi trovare pronto per lo scarico sotto canestro.

La caratteristiche migliori risiedono nell'ottimo fiuto per la stoppata, con grande tempismo tipico del genere di giocatore, e soprattutto nell'ottimo modo di andare a rimbalzo, in questo decisamente avanti a molti altri lunghi africani che all'atletismo non abbinano mani e cattiveria adeguate.

Ancora grossi problemi nella gestione dei falli, in cui è decisamente troppo irruento, e dalla linea dei tiri liberi (addirittura 29% in questa stagione).

Ovviamente resta un progetto a lungo termine, ma le qualità  di partenza indubbiamente ci sono.

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