Ci vediamo in tribunale

Philip E. Austin, rettore dell'università  del Connecticut

La battaglia fra Big East e la Atlantic Coast Conference dopo la notizia dell'offerta di 45 milioni a Miami per restare nella prima conference ha riservato nei giorni scorsi un altro colpo di scena.

Cinque università  della Big East (Connecticut, Pittsburgh, Rutgers, Virginia Tech, West Virginia ) hanno deciso di citare in giudizio la ACC, Miami e Boston College accusandole di essersi messe d'accordo in segreto per ridurre l'importanza economica della Big East o addirittura distruggerla come partner nella BCS.

La citazione non e' stata motivata solo da un mero guadagno economico, sostengono i rettori, ma anche dagli effetti collaterali che la probabile dipartita delle università  sta già  avendo sul mondo universitario e nel processo di reclutamento degli studenti.

"Gli effetti della partenza di Miami si faranno sentire ben oltre la sola Big East", ha dichiarato Philip E. Austin, rettore di UConn. "Potrebbe cambiare lo sport collegiale come noi oggi lo conosciamo. Mi dispiace che ci abbiano costretto a questa azione".

Per il momento Syracuse non e' stata inclusa nella causa. Richard Blumenthal, procuratore generale del Connecticut, ha dichiarato che “per ora non sono emerse prove sufficienti per dichiarare che l'università ' ha commesso atti illegali, almeno non al livello di Miami e BC".

La citazione arriva pochi giorni prima della conferenza in cui il commissioner della ACC, John Swofford, avrebbe dovuto discutere pubblicamente dell'espansione ed invitare formalmente le tre università  nella conference. Una fonte a lui vicina ha dichiarato comunque che è improbabile che l'incontro con la stampa venga rimandato.

L'atto potrebbe però avere ripercussioni sulla posizione dei rettori nei confronti dell'espansione. Un dirigente di Duke ha dichiarato che "la citazione potrebbe intimidire molti. Fino ad ora tutto il processo era nelle mani di Miami e ACC. Ora invece entrano in campo anche i giudici".

Paul Dee, direttore della sezione atletica di Miami, è d'accordo con chi sostiene che il procedimento potrebbe avere conseguenza sull'espansione della conference: "Non so se la bloccherà  ma potrebbe quantomeno rallentarla perché ora bisogna essere cauti. La causa potrebbe portar via parecchio tempo".

Se si dovesse arrivare al procedimento infatti si perderebbe molto tempo anche perché la difesa probabilmente chiederà  il trasferimento del caso dalla corte statale ad una federale per evitare che ci possano essere influenze esterne.

Blumenthal ha subito spiegato che la citazione e' stata depositata nella corte statale di Hartford, Connecticut, soltanto perché quest'ultimo e' lo stato che ci rimetterebbe di più nel caso la Big East vedesse ridimensionati i suoi introiti.

Infatti i contribuenti hanno approvato qualche anno fa un finanziamento di 91 milioni di dollari per la costruzione di uno stadio per il football destinato ad ospitare gli incontri della Big East a partire dal 2005.

Lo stadio sarà  inaugurato quest'anno ma e' chiaro che se Miami dovesse andarsene, facendo così perdere alla conference il guadagno derivato da un posto fisso nella BCS (almeno 13 milioni), sarebbe difficile, per lo stato, rifarsi in tempi brevi del denaro speso.

Philip Austin sostiene che lo stanziamento e' stato approvato soltanto perché “il rettore di Miami, Donna Shalala, e quelli delle altre università  ci hanno sempre assicurato la loro permanenza nella conference per gli anni a venire. Nel marzo del 2002 Shalala ha ripetuto più volte che l'università  non aveva alcuna intenzione di andarsene".

Alla luce degli ultimi eventi sembra chiaro che la Shalala non ha mantenuto le promesse fatte ma gli alti dirigenti della ACC sono convinti che il processo darà  loro ragione lo stesso. Nessuna delle accuse si basa infatti su contratti scritti ma solo su colloqui verbali. Inoltre la Big East prevede un risarcimento nel caso una università  decida di abbandonare la conference quindi pagando quella somma (1 o 2 milioni) Miami sarebbe libera da ogni vincolo precedente.

Swofford ha dichiarato che l'espansione di una conference non è una cosa nuova ed ha citato i casi della Big 12, della Conference USA e Mountain West Conference. "Queste cose continueranno anche se Miami non si unisce alla ACC", ha detto Swofford. "Inoltre tutte le università  facenti parte della NCAA sono libere di aggregarsi nel modo che ritengono più in conformità  con i loro doveri accademici ed atletici".

"La ACC si è comportata nel modo corretto", continua il commissioner, " Non siamo a conoscenza di nessun atto illecito da parte delle tre università  con cui abbiamo parlato".

Anche se in pubblico dichiara il contrario, Swofford non sembra altrettanto sicuro dell'esito di una nuova votazione per approvare l'espansione. Prima della citazione il commissioner aveva ricevuto i sette voti necessari per poter invitare Miami, BC e Syracuse. Ora la cosa non è più così scontata.

I rettori di North Carolina e Duke, sotto pressione anche per il malcontento degli atenei nei confronti dell'espansione, sono indecisi e se a loro si dovesse aggiungere anche quello di Virginia i voti favorevoli sarebbero soltanto sei annullando così tutto il lavoro fatto da Swofford.

Il rettore di North Carolina ha detto di non essere sicuro del voto perché preoccupato sui costi e sugli effetti dell'espansione. Alcuni membri del senato accademico di Duke hanno anche suggerito di aspettare 6-12 mesi per valutare gli effetti dell'arrivo di Miami nella ACC.

Virginia si trovava in una situazione delicata già  in occasione della prima votazione. Il governatore della stato esercitava molta pressione affinché l'università  votasse per accettare nella ACC Virginia Tech e non Syracuse. L'appoggio delle alte sfere politiche non è però bastato agli Hokies per assicurarsi un posto nella conference.

I maligni sostengono che è proprio questo il motivo che ha spinto Charles Steger, rettore di Virginia Tech, ad unirsi agli altri per la citazione. Swofford ha dichiarato che il 6 maggio scorso ha ricevuto nel suo officio Steger che era venuto a chiedere un posto nella ACC. Il rettore si è difeso dicendo di "avergli chiesto solo una spiegazione su quello che stava succedendo, senza parlare di Virginia Tech".

L'obiettivo di Steger e degli altri rettori più che ottenere una rivincita personale sembra quella di salvare la Big East trattenendo a tutti i costi Miami. David Hardesty, rettore di West Virginia, ha dichiarato che se il processo dovesse bloccare l'espansione non ci sarebbero problemi in una permanenza di Miami, Syracuse e BC nell'attuale conference.

"Le nostre conversazioni con i tre rettori sono sempre state molto professionali e cordiali. Loro pensano di agire nel migliore interesse delle loro università  ma c'è un profondo rispetto fra di noi".

Se la ACC dovesse votare contro l'espansione o questa venisse bloccata è probabile che Miami accetterebbe l'offerta della Big East perché restare indipendenti (come Notre Dame) non viene considerata dal rettore una alternativa realistica dal punto di vista finanziario e accademico.

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